Guarda la Groenlandia che si scioglie (e perché dovremmo preoccuparci)

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La Groenlandia si sta sgretolando, secondo dopo secondo, più velocemente di quanto stimato finora. Lo conferma un nuovo studio che ha monitorato la preoccupante perdita di ghiaccio dell’isola più grande del mondo. Preoccupante perché ospita la più grande massa di ghiaccio dell’emisfero settentrionale. Se tutto il suo ghiaccio si sciogliesse, il mare salirebbe di oltre 7 metri con conseguenze devastanti per molte città costiere del mondo.

Se e quando accadrà è ciò su cui gli scienziati di tutto il mondo stannno lavorando, utilizzando sofisticati modelli numerici che simulano l’interazione della calotta glaciale interagisce con il resto del sistema climatico. Il problema è che i modelli non sono così abilia riprodurre osservazioni recenti e sono limitati dalla nostra scarsa conoscenza della topografia dettagliata del terreno subglaciale e dei fiordi, su cui scorre il ghiaccio.

Un modo per aggirare questo problema è vedere come la calotta glaciale abbia risposto ai cambiamenti climatici in passato e confrontarla con le proiezioni future con simili cambiamenti di temperatura. Questo è esattamente ciò che Jonathan Bamber e i colleghi hanno fatto in un nuovo studio pubblicato nei giorni scorsi dalla rivista Nature Communications.

Gli scienziati hanno esaminato i tre ghiacciai più grandi della Groenlandia e utilizzato fotografie aeree storiche combinate con misurazioni effettuate sul campo nel corso degli anni, hanno ricostruito come il volume di questi ghiacciai sia cambiato nel periodo dal 1880 al 2012. Un modo per comprendere il futuro a partire dal passato.

“Abbiamo scoperto che i tre ghiacciai più grandi erano responsabili di 8,1 mm di innalzamento del livello del mare, circa il 15% del contributo dell’intera calotta glaciale. Nel periodo del nostro studio il mare a livello globale è aumentato di circa 20 cm, e una buona parte è legata allo scioglimento dei ghiacci di quei tre ghiacciai della Groenlandia” ha spiegato Bamber.

Uno studio del 2013 si era basato sugli stessi “tre grandi” ghiacciai (Jakobshavn Isbrae a ovest dell’isola e Helheim e Kangerlussuaq a est) e aveva previsto come avrebbero risposto in diversi scenari climatici futuri. Il più estremo di questi scenari è chiamato RCP8.5 e presuppone che la crescita economica continuerà senza sosta per tutto il 21 ° secolo, determinando un riscaldamento medio globale di circa 3,7 ° C al di sopra delle temperature odierne (circa 4,8 ° C al di sopra del periodo preindustriale o dal 1850).

Questo scenario è stato a volte indicato come Business As Usual (BAU) e c’è un dibattito attivo tra i ricercatori sul clima su quanto sia plausibile. Secondo la nuova ricerca, si tratta sì dello scenario più pericoloso ma anche di quello più verosimile almeno fino al 2050. L’Artico si riscalderà probabilmente di oltre il doppio della media globale, con i modelli climatici che indicano un riscaldamento di circa 8,3 ° C sulla Groenlandia nello scenario più estremo, l’RCP8.5.

Con questo aumento drammatico della temperatura, lo studio del 2013 aveva stimato  che i “tre grandi” avrebbero contribuito tra 9 e 15 mm all’innalzamento del livello del mare entro il 2100. Ma si tratta di una stima al ribasso, fin troppo ottimistica. Secondo il nuovo studio infatti,

“se continuiamo lungo quella spaventosa traiettoria RCP8.5 di aumento delle emissioni di gas serra, è molto probabile che la calotta glaciale della Groenlandia inizi a sciogliersi a velocità che non abbiamo visto ino 130.000 anni, con conseguenze disastrose per il livello del mare e i molti milioni di persone che vivono in zone costiere basse”.

E gli effetti si vedono già in questi giorni. Questo video in timelapse mostra lo scioglimento di una parte del ghiacciaio di Helheim, coinvolto nello studio:

La Groenlandia sta letteralmente morendo sotto i nostri occhi, accompagnata dall’indifferenza generale.

Fonti di riferimento: Nature, TheConversation

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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