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Terre rare e uranio: gli Inuit lottano contro la miniera di Kuannersuit per salvare la Groenlandia

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La Groenlandia è la più estesa isola del pianeta e si affaccia sul Mar Glaciale Artico. L’ex colonia danese, territorio autonomo quasi indipendente dal 2009 dal Regno di Danimarca in quanto Stato federato, è ricoperta per i 4/5 da ghiaccio perenne. Questa remota isola glaciale, abitata da 56mila persone, è da anni al centro di un duro conflitto politico tra i maggiori partiti in tema di sfruttamento delle abbondanti risorse naturali locali.

Lo scorso 16 febbraio, il parlamento della Groenlandia ha deciso di convocare nuove elezioni, fissate probabilmente al 6 aprile (stesso giorno delle elezioni amministrative), dopo che il partito di maggioranza, Siumut, ha perso la fiducia a causa del mancato sostegno dei democratici. Quest’ultimi hanno tolto l’appoggio al partito di governo perché contrari all’apertura della miniera di Kvanefjeld, a sud della capitale Nuuk, non lontano dalle coste canadesi.

Da quasi un decennio, il progetto di costruzione della miniera, anche nota come “miniera di Kuannersuit“, ha scatenato un acceso dibattito politico a livello nazionale, con inevitabili ripercussioni anche a livello europeo e internazionale.

Un deposito di superminerali

Nel sud della Groenlandia, nella bellissima e verdeggiante città di Narsaq e, in particolare, sul vicino monte di Kuannersuit, 600 metri sopra il livello del mare, sono stati scoperti ricchi giacimenti di uranio, fluorite e terre rare (i cd. Rare Earth Elements – REEs) contenenti 17 tipi diversi di minerali. I geologi che hanno esplorato l’area hanno infatti rilevato un grande giacimento di materiale radioattivo proprio sulle vette del Kuannersuit.

I superminerali del giacimento possono essere facilmente impiegati nell’industria high-tech come componenti di smartphone, schermi piatti, auto elettriche e armi. Inoltre, l’intenzione di chi vuole sfruttare queste preziose risorse del sottosuolo è trasferire l’uranio da Narsaq alla Danimarca per impiegarlo in ipotetiche centrali nucleari danesi, non ancora realizzate ma potenzialmente sviluppabili.

Il progetto minerario e le proteste locali

Nel 2013 il partito socialdemocratico Siumut ha approvato una legge che autorizza l’estrazione di uranio sull’isola. In realtà, sin dagli anni ’80 sono ben note le preziose risorse del territorio; nel 1985 il governo danese ha dovuto rinunciare ad un imponente piano di sviluppo del nucleare a causa della dura opposizione dei cittadini groenlandesi ai progetti di estrazione mineraria.

È stato stimato che il costo del progetto di costruzione della miniera di Kuannersuit corrisponde al 40% del PIL della Groenlandia. La piccola compagnia mineraria australiana Greenland Minerals ha già effettuato studi di fattibilità e analisi dell’impatto ambientale nella cava di Narsaq. Tuttavia, i 1.346 abitanti della città sono nettamente contrari all’iniziativa poiché ritengono che la presenza della miniera nella zona possa sia aggravare lo stato di salute dei cittadini che degradare l’ambiente naturale a causa dei rifiuti radioattivi.

Tra i promotori della campagna anti-mineraria è in prima linea il partito social-democratico di sinistra Inuit Ataqatigiit (IA), che rappresenta la popolazione Inuit della Groenlandia. Gli Inuit non sono solo preoccupati per l’impatto ambientale del progetto e per i danni agli allevamenti e alla microeconomia locale, ma anche per la significativa partecipazione di investitori stranieri. Infatti, la società cinese Shenghe Resource figura tra i proprietari della cava e sostiene l’australiana Greenland Minerals, che nel 2010 si è aggiudicata la licenza di esplorazione sul giacimento di Kvanefjeld.

Mentre i nativi Inuit, che sono circa 50mila in Groenlandia, si mobilitano in massa contro l’apertura della miniera, un movimento sociale dal basso, Urani Naamik (“No all’uranio”), ha trovato adesioni tra i cittadini che da giorni prendono parte a manifestazioni e sit-in nei pressi della cava e di fronte agli edifici delle autorità locali.

Più in generale, le organizzazioni ambientaliste locali si oppongono ai progetti minerari, petroliferi e gasiferi della Groenlandia e sostengono che la Danimarca e l’Ue debbano garantire finanziamenti all’isola, proprio per permetterle di sviluppare un’economia fondata invece sul turismo e sull’uso sostenibile delle risorse naturali.

Fonti: Over the Circle/High North News

 

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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