“Non c’è più tempo per i piccoli passi”. Greta Thunberg zittisce di nuovo gli economisti a Davos

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Non poteva mancare a Davos, a uno dei più importanti forum mondiali sull’economia. Greta Thunberg ha raggiunto la Svizzera per far sentire ancora una volta la propria voce e per ricordare che l’economia non può prescindere dalla tutela dell’ambiente e che occorre un’azione urgente per affrontare la crisi climatica ed ecologica.

La giovane attivista svedese era già stata a Davos anche in passato e le aveva cantate a gran voce agli economisiti di tutto il mondo. Aveva ricordato, con una metafora più che mai calzante, che la nostra casa era in fiamme, che la Terra sta letteralmente bruciando sotto i nostri piedi. Per questo dovremmo agire in fretta e attuare le misure necessarie per contrastare i cambiamenti climatici, prima che sia troppo tardi.

E lo ha ricordato di nuovo nei giorni scorsi quando ha rivolto un appello forte, uno di quelli in cui non usa mezzi termini nel definire il disinteresse del mondo politico ed economico per la crisi climatica. Rinviare non è più possibile, tuona Greta. E’ come chiamare i vigili del fuoco dopo 20, 30 anni da un incendio in corso.

Ecco il testo integrale del suo accorato discorso a Davos

Il mio nome è Greta Thunberg e non sono qui per fare affari. Vedete, non ho alcun interesse finanziario né faccio parte di un partito politico. Quindi non posso contrattare o negoziare. Sono qui solo per ricordarvi ancora una volta l’emergenza in cui ci troviamo. La crisi che voi e i vostri predecessori avete creato e inflitto a noi. La crisi che continuate a ignorare. Sono qui per ricordarvi le promesse che avete fatto ai vostri figli e nipoti. E per dirvi che non siamo disposti a scendere a compromessi sui livelli minimi di sicurezza che ancora rimangono.

La crisi climatica ed ecologica purtroppo non può più essere risolta nei sistemi odierni. Secondo l’attuale migliore scienza disponibile questa non è più un’opinione, è un fatto. Dobbiamo tenerlo a mente mentre i paesi, le imprese e gli investitori si affrettano a presentare i loro nuovi obiettivi e impegni climatici “ambiziosi”. Più a lungo evitiamo questa scomoda verità e più a lungo fingiamo di poter risolvere il clima – e l’emergenza ecologica – senza trattarla come una crisi – più tempo prezioso perderemo. E questo è il tempo che non abbiamo.

Oggi, sentiamo leader e nazioni di tutto il mondo parlare di “emergenza climatica esistenziale”. Ma invece di intraprendere l’azione immediata che farebbero in qualsiasi emergenza, hanno fissato obiettivi vaghi, insufficienti e ipotetici verso il futuro, come “net-zero 2050”. Obiettivi basati su scappatoie e numeri incompleti. Obiettivi che eguagliano la resa. È come svegliarsi nel cuore della notte, vedere la tua casa in fiamme, poi decidere di aspettare 10, 20 o 30 anni prima di chiamare i vigili del fuoco, nel frattempo si etichetta come allarmista chi cerca di svegliare le coscienze e le persone.

Comprendiamo che il mondo è molto complesso e che il cambiamento non avviene dall’oggi al domani. Ma ora avete avuto più di tre decenni di bla bla bla. Di quanti altri ne avrete bisogno? Perché quando si tratta di affrontare l’emergenza climatica ed ecologica, il mondo è ancora in uno stato di completo diniego. La giustizia per le persone più colpite nelle aree più colpite viene sistematicamente negata.

Anche se accogliamo con favore ogni singola iniziativa sul clima, le proposte presentate e discusse oggi sono ben lontane dall’essere sufficienti. E il tempo dei “piccoli passi nella giusta direzione” è ormai passato. Se vogliamo avere almeno una piccola possibilità di evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica ed ecologica, tutto questo deve cambiare. Perché dite una cosa e poi fate l’esatto contrario. Parlate di salvare la natura, bloccando nel contempo politiche di ulteriore distruzione per i decenni a venire. Promettete di non deludere le generazioni future, creando nuove scappatoie, non riuscendo a collegare i puntini, costruendo i vostri cosiddetti “impegni” sulle tattiche imbroglione che ci hanno portato in questo guaio.

Se gli impegni di ridurre tutte le nostre emissioni del 70, 68 o addirittura del 55% entro il 2030 fossero reali e mirassero effettivamente a una riduzione di quelle cifre, allora sarebbe un ottimo inizio. Ma sfortunatamente non è così. E poiché il livello di consapevolezza del pubblico continua ad essere basso, i nostri leader possono ancora farla franca con quasi tutti. Nessuno è ritenuto responsabile. È come un gioco. Chi è il migliore nel confezionare e vendere il proprio messaggio vince.

Allo stato attuale, possiamo organizzare tutti i vertici e gli incontri che vogliamo, ma a meno che non trattiamo la crisi climatica ed ecologica come tale, non si otterranno cambiamenti sufficienti. Ciò di cui abbiamo bisogno – per cominciare – è implementare bilanci annuali vincolanti per il carbonio basati sulla migliore scienza disponibile corrente.

In questo momento più che mai siamo alla disperata ricerca di speranza. Ma cos’è la speranza? Per me la speranza non è più ascoltare vuote assicurazioni sul fatto che andrà tutto bene, che le cose sono state sistemate e non dobbiamo preoccuparci. Per me, la speranza è la sensazione che ci fa andare avanti, anche se tutte le probabilità possono essere contro di noi. Per me la speranza nasce dall’azione, non solo dalle parole. Per me, la speranza è dire le cose come stanno. Non importa quanto possa essere difficile o scomodo.
E ancora, non sono qui per dirvi cosa fare. Dopo tutto, salvaguardare le condizioni di vita future e preservare la vita sulla terra come la conosciamo è un atto volontario. La scelta sta a voi. Ma posso assicurarti questo. Non puoi negoziare con la fisica. E i tuoi figli e nipoti vi riterranno responsabili delle scelte che farete. Che ne dici di un affare?

Fonti di riferimento: WeForum

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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