Nuova linfa per la Grande Muraglia Verde, il muro di 8mila km di alberi per salvare l’Africa

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È nota come Great Green Wall, la Grande Muraglia Verde, un muro di vegetazione che attraverserà l’Africa da ovest verso est. Una meraviglia naturale che, una volta completata, si estenderà per 8mila km, con un obiettivo: fornire cibo e un futuro a milioni di persone che vivono in una regione in ginocchio a causa dei cambiamenti climatici. Se ne parla già da anni, ma a che punto è?

E’ notizia di questi giorni che l’ambizioso progetto ha ottenuto una nuova spinta economica ricevendo oltre 14 miliardi di dollari per rinnovare il Sahel.

Il Great Green Wall for the Sahel and Sahara Initiative (GGW) ha ricevuto, infatti,  almeno 14,326 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti. Il finanziamento (Great Green Wall Accelerator) incrementerà gli sforzi per ripristinare i terreni degradati, salvare la diversità biologica, creare posti di lavoro verdi e rafforzare la resilienza della popolazione saheliana entro il 2030.  Ad annunciarlo è stato Emmanuel Macron, presidente della Francia, al vertice One Planet per la biodiversità appena concluso, organizzato da Francia, Nazioni Unite e Banca mondiale.

La Grande Muraglia Verde è una cintura di alberi che si snoda  lungo il margine meridionale del deserto del Sahara in Africa, dalla costa atlantica al Mar Rosso.  Mohamed Cheikh El-Ghazouani, presidente della Mauritania e attuale presidente della Conferenza dei capi di Stato e di governo dell’Agenzia panafricana della Grande Muraglia Verde, ha accolto con favore il programma Accelerator:

“Accogliamo con favore l’annuncio della Great Green Wall Accelerator Initiative, il cui obiettivo è di rilasciare un contributo iniziale nel periodo 2021-2025, per dare attuazione agli impegni dei partner finanziari in un quadro coordinato”, ha affermato Ghazouani. “La mobilitazione di questo finanziamento aggiuntivo attraverso un approccio innovativo contribuirà sicuramente al raggiungimento degli obiettivi della Grande Muraglia Verde, che mirano entro il 2030, al ripristino di 100 milioni di ettari di terreno degradato e alla creazione di 10 milioni di posti di lavoro verdi”.

Soddisfazione anche da parte del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, secondo cui

“la ripresa pandemica è la’occasione per cambiare rotta. Con politiche intelligenti e investimenti giusti, possiamo tracciare un percorso che porta salute a tutti, rilancia le economie e crea resilienza. Le innovazioni nell’energia e nei trasporti possono guidare una ripresa sostenibile e una trasformazione economica e sociale. Le soluzioni basate sulla natura, come la Grande Muraglia Verde africano, sono particolarmente promettenti.

Scopriamo la Grande Muraglia Verde

La Grande Muraglia Verde è un progetto guidato dall’Africa con un’ambizione epica: sviluppare un enorme striscia di vegetazione che attraversa tutto il paese. Una volta completata, sarà la più grande struttura vivente sulla Terra e una nuova Meraviglia del Mondo.

Essa nasce nella regione del Sahel, al confine meridionale del deserto del Sahara, uno dei luoghi più poveri del pianeta. Il Sahel è tra le aree più a rischio per via degli effetti dei cambiamenti climatici e milioni di abitanti stanno già affrontando il loro impatto devastante. Le siccità persistenti, la mancanza di cibo, i conflitti per la scarsità di risorse naturali e la migrazione di massa verso l’Europa sono alcune delle conseguenze più note.

Eppure le popolazioni locali del Senegal in Occidente e Gibuti in Oriente stanno combattendo. Dalla nascita dell’iniziativa nel 2007, la speranza di una nuova vita è diventata più concreta, grazie anche a una maggiore sicurezza alimentare, posti di lavoro e stabilità.

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Si tratta di una pionieristica iniziativa guidata dall’Unione Africana che sta operando per creare un vasto sistema (o mosaico) di paesaggi produttivi verdi tra il Nord Africa, il Sahel e il Corno d’Africa.

La Great Green Wall for the Sahara and Sahel Initiative coinvolge oggi decine di paesi della regione sahelo-sahariana, tra cui Algeria, Burkina Faso, Benin, Ciad, Capo Verde, Gibuti, Egitto, Etiopia, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia, Tunisia.

Un’idea che nasce oltre 60 anni fa, quando Richard St. Barbe Baker, nel 1952, durante una spedizione nel, propose di realizzare una “barriera verde” per contrastare l’avanzata del deserto. L’idea è stata poi riproposta nel 2002 al summit di N’Djamena (Ciad) in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità. È stata approvata dalla Conferenza dei capi di Stato e di Governo della Comunità degli stati del Sahel e del Sahara nel corso della loro settima sessione ordinaria tenutasi a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 2005. 

Più che la linea di alberi inizialmente immaginata, l’iniziativa punta a un mosaico di interventi volti anche allo sviluppo delle zone rurali rafforzando gli ecosistemi.

Il progetto è iniziato nel 2007 ma ci vorranno anni per portarlo a termine. La Grande Muraglia Verde sarà lunga 8.000 km, larga 15 km e coprirà 11 paesi. Il progetto prevede di piantare, tra gli altri anche delle acacie, alberi resistenti alla siccità, le cui radici conservano acqua nel suolo.

Da allora l’iniziativa ha reclutato altri paesi per piantare alberi di acacia resistenti alla siccità su tutta la larghezza del continente. Il suo impatto, anche se ancora non è completa, è evidente.

In Nigeria sono stati ripristinati 5 milioni di ettari di terra degradata. In Senegal sono stati piantati alberi resistenti alla siccità su circa 12 milioni di ettari di terra.In Etiopia sono stati ripristinati ben 37 milioni di ettari di terreno.

“La Grande Muraglia Verde non è solo per il Sahel. È un simbolo globale per l’umanità che supera la sua più grande minaccia, il nostro ambiente mutevole. Ci dimostra che se possiamo lavorare con la natura, anche in posti impegnativi come il Sahel, possiamo superare le avversità e costruire un mondo migliore per le generazioni future” si legge sul sito ufficiale.

Non solo lotta ai cambiamenti climatici. L’iniziativa sta trasformando la vita di milioni di persone fornendo terreni fertili, uno dei beni naturali più preziosi dell’umanità, sicurezza alimentare, posti di lavoro verdi, dando reddito reale alle famiglie, ponendo un freno all’emigrazione ma soprattutto è un simbolo di pace nei paesi in cui i conflitti continuano a minacciare la popolazione.

“Stiamo aumentando la resilienza al cambiamento climatico in una regione in cui le temperature dovrebbero salire più velocemente rispetto a qualsiasi altra parte della Terra”.

La soluzione è sempre offerta da Madre Natura, basta solo ascoltarla.

Fonti di riferimento: GreatGreenWall

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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