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Glifosato: secondo 4 Paesi europei l’erbicida non è cancerogeno né tossico, ma diversi studi smentiscono questa tesi

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È stato pubblicato oggi il documento elaborato da Francia, Olanda, Svezia e Ungheria, in cui si asserisce che il glifosato non è cancerogeno, mutogeno o tossico per la riproduzione. Ma è davvero così sicuro come viene descritto da questi Paesi europei?

Il glifosato, l’erbicida più usato (e controverso) al mondo, non sarebbe cancerogeno, né mutageno e neanche tossico per la riproduzione. È quanto sostiene il primo rapporto sulla sicurezza della sostanza nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione sul territorio europeo. Il documento è stato preparato dalle autorità di quattro Paesi dell’Ue, Francia, Olanda, Svezia e Ungheria e suggerisce che il pesticida sia in possesso dei requisiti per essere autorizzato nuovamente in Europa, anche se vengono raccomandate ulteriori analisi relative all’impatto della sostanza sulla biodiversità. Ma ormai da tempo tantissimi cittadini e categorie di settore chiedono la messa al bando del controverso erbicida, considerato un pericolo per la salute umana oltre che per l’ambiente.

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Il report preliminare elaborato dai quattro Paesi europei è lungo 11mila pagine, ma la fase finale della valutazione spetta all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e all’Agenzia europea dei chimici (Echa), alle quali sono state consegnate le analisi e le raccomandazioni delle quattro autorità nazionali.

Toccherà alle due agenzie pubblicare i documenti sui loro siti web e avviare una consultazione on line il prossimo settembre. Le conclusioni dell’Echa e dell’Efsa sono attese nel periodo compreso tra maggio e giugno del 2022. Sarà poi Commissione europea a preparare una proposta legislativa sulla base dei pareri scientifici, da presentare ai Paesi membri.

L’uso del glifosato in agricoltura è ammesso nell’Ue fino al 15 dicembre 2022, ma a quanto pare alcuni Paesi non hanno alcuna intenzione di abbandonare la sostanza. Nel 2017 la Francia aveva promesso di vietare il glifosato nel giro di tre anni, ma poi ha deciso di optare per degli incentivi destinati agli agricoltori che non utilizzano l’erbicida.  Nel 2019 il Parlamento austriaco aveva approvato il divieto dell’uso del glifosato, rinunciandovi poi nel giro di qualche mese. In Germania, invece, il Parlamento sta discutendo la proposta del governo di metterlo al bando nel 2024. 

Il glifosato non è cancerogeno né tossico? Gli studi che lo smentiscono 

Ma il glifosato è davvero così sicuro per la salute e per l’ambiente come dichiarato dal documento elaborato dalle autorità nazionali Ue? A quanto pare no. A rivelarlo sono diversi studi scientifici che dimostrano la sua potenziale cancerogenicità. Tra i più recenti troviamo quello condotto dal tossicologo Christopher Portier, ex direttore dell’American National Toxicology Program (NTP), da cui è emerso che il glifosato può aumentare l’insorgenza di diversi tipi di forme tumorali, soprattutto a carico di tessuti molli, fegato, reni e ghiandole surrenali. Secondo uno studio recente ci sarebbe il glifosato, largamente impiegato nelle coltivazioni di soia OGM in Brasile, dietro la morte di 503 bambini l’anno. 

Altri studi hanno rivelato che il glifosato è in grado di alterare il sistema endocrino. E qualche tempo fa, l’Istituto Ramazzini di Bologna aveva stabilito che, anche a livelli considerati sicuri, il glifosato causa gravi effetti riproduttivi e di sviluppo.

Inoltre, secondo l’International Federation of Gynecology and Obstetrics (Figo), organizzazione globale di ostetrici e ginecologi, il glifosato è pericoloso anche per le donne incinte, dato che può attraversare la placenta accumulandosi nel feto con conseguenze di lunga durata. Lo hanno dimostrato le prove raccolte nel corso degli ultimi 15 anni.

Come se non bastasse, da una recente ricerca pubblicata sulla rivista Molecular Biology and Evolution  è emerso che l’uso di diserbanti comuni come il glifosato può aumentare la prevalenza di batteri resistenti agli antibiotici nel suolo.

Ma il glifosato non pericoloso soltanto per la salute, ma anche per l’ambiente e per gli insetti impollinatori (in particolare le api), preziosi per la sopravvivenza del Pianeta. I motivi per mettere al bando definitivamente questa sostanza nociva ci sono tutti, ma a quanto pare non tutti i Paesi sono ancora d’accordo.

Fonte: EFSA

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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