Giornata mondiale delle tartarughe marine: le stiamo letteralmente soffocando con la nostra plastica

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Pezzi di buste della spesa, pezzi di cannucce e altre micro e macro plastiche, che ormai invadono i nostri mari. Le tartarughe marine stanno vivendo uno dei più grandi drammi di tutta la loro centenaria esistenza: sono soffocate dalla plastica, in cui restano intrappolate e che stanno ingerendo in grandi quantità. A lanciare l’allarme in occasione della giornata mondiale delle tartarughe marine, World Sea Turtle Day, è il Wwf.

Fino ad oggi si pensava che l’attrazione delle tartarughe per la plastica, in particolare per i sacchetti, fosse dovuta alla loro somiglianza alle meduse, preda preferita di molte specie. Tuttavia, sono state trovate tartarughe intrappolate o che avevano ingerito altri oggetti che non assomigliano affatto a meduse… il che sottendeva altre ragioni.

Una ricerca recentissima pubblicata su Current Biology propone una teoria diversa: a ingannare le tartarughe sarebbe l’odore della plastica. Questo perché i rifiuti plastici alla deriva nell’oceano possono essere ricoperti da un microfilm di batteri, alghe e piccoli invertebrati, che producono un odore apparentemente gradito dalle tartarughe. Questo potrebbe attirarle in una trappola olfattiva, con conseguenze a volte fatali.

Per quelle tartarughe che non si lasciano ingannare, il problema è un altro ancora: anche le meduse ingeriscono plastica. Nella Pelagia noctiluca , la medusa più abbondante nel mar Mediterraneo, è stata trovata plastica. Le meduse costituiscono un target “inaspettato” della plastica in mare e la loro contaminazione, con frammenti della grandezza superiore a un centimetro, pone ulteriori preoccupazioni per la dieta delle tartarughe.

L’ingestione di plastica è associata sia a danni fisici, come blocco intestinale, riduzione delle riserve energetiche e della fame, sia alla potenziale tossicità dovuta a sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche presenti nella plastica stessa (ftalati e ritardanti di fiamma) o adsorbite sulla superficie stessa della plastica.

E se non bastasse quella in mare, la presenza di plastica sulle spiagge può compromettere le nidificazioni: la sabbia in cui la tartaruga depone le uova, in presenza di frammenti di questo tipo non mantiene la stessa umidità e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa.

Nel Mediterraneo possiamo ritrovare 3 delle 7 specie di tartarughe marine presenti nel mondo, la tartaruga verde Chelonia mydas, la tartaruga liuto Dermochelys coriacea e la tartaruga comune Caretta caretta, quest’ultima è la più comune e l’unica che nidifica lungo le nostre coste. Considerando che ogni minuto l’equivalente di un camion pieno di rifiuti in plastica finisce nei mari del Pianeta, possiamo dire con certezza che la trappola della plastica è molto insidiosa per le tartarughe. Un altro studio ha rilevato che l’80% delle tartarughe Caretta caretta del Mediterraneo ha ingerito rifiuti di plastica.

Per aiutare il WWF a proteggere le tartarughe marine dall’emergenza plastica, ognuno di noi può adottare simbolicamente una tartaruga marina: in questo modo potrà e sostenere i progetti del WWF per salvare gli individui in difficoltà e curarli nei nostri centri di recupero.

Clicca qui per l’adozione

Fonti: Current Biology, Science Direct, Nature

Leggi anche:

 

 

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook