@ stegarau/123rf.com

Spiagge e specie a rischio: perché la Giornata del Mar Mediterraneo oggi è più importante che mai

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Si celebra oggi, 8 luglio, la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo – una giornata per ricordare la bellezza e la ricchezza del nostro mare, ma soprattutto un momento per prendere consapevolezza di quanto la mano dell’uomo stia danneggiando questo prezioso e fragile ecosistema.

Il nostro Mar Mediterraneo – che ospita oltre 12.000 specie animali e vegetali, vale a dire il 12% della biodiversità marina mondiale – è in pericolo. Rifiuti plastici, pesca selvaggia e sconsiderata, sfruttamento dell’ecosistema, ma anche traffico navale sempre più intenso e poco rispettoso dei ritmi del mare: la mano dell’uomo si vede in ogni danno inflitto a questo meraviglioso bacino di biodiversità. L’8 luglio è una data simbolica scelta per celebrare la bellezza del Mediterraneo ma anche per sensibilizzare le persone alla sua tutela.

Secondo il rapporto biennale della FAO sulla pesca e l’acquacoltura (pubblicato lo scorso anno), il consumo di pesce nel mondo ha raggiunto un nuovo record di 20,5 chilogrammi pro capite all’anno – e tale quantità è destinata ad aumentare ulteriormente nel prossimo decennio: l’organizzazione stima infatti che nel 2030 la produzione ittica nel mondo arriverà a toccare i 204 milioni di tonnellate (+15% rispetto ai dati del 2018).

Purtroppo però, quasi il 35% del pesce che finisce sulle nostre tavole viene pescato a livelli biologicamente non sostenibili. Il mare più danneggiato dalla pesca intensiva è proprio il nostro Mediterraneo (62,5% degli stock sovra sfruttati), seguito dal Pacifico sudorientale e dall’Atlantico sudoccidentale.

Il fenomeno della pesca selvaggia ha effetti negativi non solo sulla biodiversità e sull’ecosistema del mare, ma anche sulla vita degli insediamenti umani che in quel mare si specchiano: i pescatori impiegati nel circuito della pesca intensiva sono troppo spesso sfruttati e malpagati, con pesanti conseguenze sull’economia locale. La piccola pesca, invece, darebbe lavoro a molte più persone, produrrebbe di più e inquinerebbe di meno.

(Leggi anche: Il 60% delle spiagge del Mediterraneo è inquinato da mascherine e guanti)

C’è poi il problema della plastica. Il nostro paese è uno dei tre maggiori inquinatori del Mediterraneo (gli altri sono Egitto e Turchia): dalle nostre coste, infatti, finiscono in mare ogni anno 34.000 tonnellate di rifiuti plastici – il 94% di questi è sostituito da macroplastiche e il 6% da microplastiche (difficilissime da recuperare e smaltire, finiscono nella catena alimentare dei pesci e tornano a noi sotto forma di cibo). Uno studio condotto e pubblicato dall’International Union for Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN) denuncia che solo una piccolissima parte di questi rifiuti plastici (0,1%) torna sulle spiagge, venendo così recuperata e smaltita.

Lo scorso 3 luglio sarebbe dovuta entrare in vigore la direttiva UE sullo stop alla plastica monouso per ridurre la produzione e il consumo di questo materiale altamente inquinane. Purtroppo però, la direttiva prevede che gli oggetti già prodotti siano venduti e consumati fino ad esaurimento scorte; inoltre, sono già in atto trattative tra gli stati membri e la Commissione europea per attenuare gli effetti della direttiva sul comparto industriale, fortissimo soprattutto in Italia e Spagna – tutto a danno del nostro mare.

Fonti: FAO / SlowFish / WWF / IUCN

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook