Giappone, nucleare: fuga radioattiva anche nella centrale di Tsuruga

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Dell’allarme nucleare a Fukushima non si parla quasi più. Ma il rischio radioattività incombe. Dopo la , è giunta notizia di un’altra fuga radioattiva legata al reattore numero 2 della centrale nucleare di Tsuruga, nella prefettura di Fukui.

Secondo le agenzie stampa Jiji e Kyodo, vi sarebbero state “fughe di sostanze radioattive dalle barre di combustibile” scoperte nell’acqua utilizzata per raffreddare i reattori. Quasi due mesi dopo il tragico terremoto che ha colpito il Giappone, il pericolo legato all’atomo non si è esaurito, anzi.

Dopo quasi 60 giorni, è stato portato alla luce un nuovo pericolo. Tuttavia, la Japan Atomic Power Company, società che gestisce la centrale, ha cercato di far fronte al danno arrestando manualmente il reattore numero 2.

Pronta la risposta del governo giapponese, che ha minimizzato quanto accaduto, sostenendo che al momento né l’ambiente né la popolazione corrono grossi rischi. Va però considerato che la centrale di Tsuruga si affaccia sul Mar del Giappone, ben più a sud di Fukushima e sulla parte ovest dell’isola di Honshū. L’accesso al mare è dunque diretto.

Ma secondo i produttori, l’età relativamente giovane del reattore, operativo dal febbraio del 1987, dovrebbe garantire la sicurezza: “Il reattore, essendo moderno, eccelle nella sicurezza, affidabilità e protezione ambientale” ha dichiarato il produttore. Intanto, l’Atomic Power sta studiando più a fondo le origini del problema.

Intanto nonostante il Governo giapponese abbia rifiutato il permesso a Greenpeace, l’associazione arcobaleno a bordo della Rainbow Warrior ha comunque cominciato oggi le operazioni di monitoraggio della contaminazione radioattiva nelle acque a sud della centrale nucleare di Fukushima effettuando i primi rilevamenti a circa 50 km dall’impianto atomico danneggiato.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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