Giappone, nucleare: da Fukushima si teme inquinamento radioattivo alle acque marine

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I dirigenti della Tepco, ieri, si saranno anche sbagliati. Tuttavia, poco cambia sui rischi di fusione del nocciolo a Fukushima, anche se le radiazioni presenti nell’acqua del reattore numero 2 della centrale di Fukushima erano “solamente” 100 mila volte superiori alla norma, anciché 2 milioni di volte, come indicato sulle prime dai dirigenti dell’azienda che gestisce l’impianto.

Il monitoraggio delle condizioni dell’impianto, a 17 giorni dal terremoto – tsunami che ha devastato il nord est del Giappone e rischia di fare della Nazione una seconda Chernobyl, vengono monitorate in maniera costante. Minuto dopo minuto, i bollettini si susseguono uno dietro l’altro.

L’ultimo, in ordine di tempo (e reso noto, alle 13,40 di oggi, da un’agenzia Reuters), indica che da uno dei reattori dell’impianto di Fukushima, danneggiati dalla catastrofe dell’11 marzo che a oggi ha provocato più di 27 mila vittime fra morti e dispersi, è fuoriuscita acquaaltamente radioattiva”.

In seguito a questo episodio, la Tepco ha chiesto un aiuto alle autorità francesi: questo è quanto riportato in una nota dell’agenzia di stampaKyodo News: le autorità che, nelle scorse ore, hanno rilevato “tracce di contaminazione radioattiva ben oltre la fascia di sicurezza situata in un raggio di 30 km da Fukushima”, osserva André – Claude Lecoste, presidente dell’Asn, il quale fra l’altro ipotizza che “Non è sorprendente che, qua e là, si trovino tracce di contaminazione anche in un raggio di oltre 100 km dalla centrale”.

L’acqua contaminata è stata scoperta all’interno di un tunnel che normalmente viene utilizzato per le operazioni di manutenzione al reattore: il livello di radiazioni registrate supera i 1000 millisievert/ora: quanto questa concentrazione possa risultare dannosa per la salute lo dimostra il fatto che è sufficiente l’esposizione a 100 millisievert/anno per sviluppare un elevato rischio di tumori.

Fra i timori connessi alla scoperta delle acque contaminate, c’è il rischio che queste possano arrivare in mare. Uno dei condotti sotterranei, infatti, termina a una cinquantina di metri appena dalla costa; si teme, quindi, che l’elevato indice di radioattività riscontrato nei campioni di acqua prelevati al largo della costa (oggi 1150 volte oltre il limite, domenica 1850 volte, sabato 1250) possa essere una spia di contaminazione diretta.

Piergiorgio Pescarolo

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