Le nuove immagini del ghiacciaio “dell’Apocalisse” mostrano che è in serio pericolo, si sta sciogliendo velocemente

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E’ noto anche come Doomsday Glacier, il “ghiacciaio dela fine del mondo “. È Thwaites, una delle più grandi distese di ghiaccio del mondo, situato nell’Antartide occidentale. È stato così soprannominato perché ha il potenziale per devastare il mondo. Grande quanto la Gran Bretagna, secondo le stime della NASA, se si sciogliesse aumenterebbe il livello del mare in maniera molto pericolosa, finendo per sommergere città come New York o Miami e persino i Paesi Bassi.

Da tempo questi ghiacciai vengono monitorati dagli scienziati di tutto il mondo. Se eravamo già consapevoli della loro riduzione a un ritmo allarmante, un recente studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences teme che questo tasso possa accelerare ancora di più dopo aver scoperto che tale fenomeno indebolisce l’integrità delle piattaforme di ghiaccio, innescando un circolo vizioso per cui iniziano a rompersi sempre di più.

Secondo il nuovo studio condotto dalla Nasa, le emissioni di gas serra  potrebbero far sciogliere i ghiacci dell’Antartide e di Thwaites a una velocità tale da aggiungere circa mezzo metro all’innalzamento del livello del mare nel 2100. Le nuove stime proiettano l’impatto che lo scioglimento delle calotte glaciali del pianeta potrebbe avere se le emissioni di gas serra continuassero a ritmo sostenuto.

Il ghiacciaio si sta sciogliendo a una velocità allarmante: circa 0,8 chilometri all’anno. Gli scienziati stimano che esso potrebbe perdere tutto il suo ghiaccio tra 200 e 600 anni. Quando lo farà, aumenterà il livello del mare di 0,5-0,6 metri.

Il Pine Island Glacier e il Thwaites Glacier nell’Amundsen Sea Embayment sono responsabili del maggior contributo dell’Antartide all’innalzamento del livello del mare globale pari a circa il 5%. Entrambi i ghiacciai mostrano cambiamenti distinti negli ultimi decenni guidati dal cambiamento delle condizioni atmosferiche e oceaniche che causano un maggiore scioglimento indotto dagli oceani delle loro piattaforme di ghiaccio galleggianti.

Lo studio internazionale che ha riunito più di 60 scienziati che si occupano di ghiacci, oceani e atmosfera, ha generato nuove stime sull’impatto che le calotte glaciali che si sciolgono potrebbero avere sui livelli globali del mare entro il 2100. I risultati sono in linea con le proiezioni del Rapporto speciale 2019 sugli oceani e la criosfera dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). L’acqua di fusione delle calotte glaciali contribuisce a circa un terzo dell’innalzamento globale del livello del mare. Il rapporto dell’IPCC prevedeva che la Groenlandia avrebbe contribuito per una quantuità da 3,1 a 10,6 pollici (da 8 a 27 cm) all’innalzamento del livello del mare globale tra il 2000 e il 2100 e l’Antartide potrebbe contribuire per 1,2-11 pollici (da 3 a 28 cm). Questi nuovi risultati provengono dall’Ice Sheet Model Intercomparison Project ( ISMIP6 ) guidato dal Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland.

ghiacciai polo sud

Pnas

“Una delle maggiori incertezze quando si tratta di quanto il livello del mare aumenterà in futuro è quanto le calotte glaciali contribuiranno”, ha detto Sophie Nowicki, leader del progetto e scienziata del ghiaccio, ora all’Università di Buffalo e in precedenza alla NASA Goddard. “E il contributo delle calotte glaciali dipende davvero da ciò che farà il clima”.

Con il riscaldamento delle temperature dell’aria, la superficie della calotta glaciale si scioglie. L’aumento delle temperature oceaniche fa il resto, provocando il ritiro dei ghiacciai che si affacciano sul mare. Il team ISMIP6 ha studiato due diversi scenari che l’IPCC ha impostato per il clima futuro, per prevedere l’innalzamento del livello del mare tra il 2015 e il 2100: uno con emissioni di carbonio in rapido aumento e un altro con emissioni inferiori.

Nello scenario ad alte emissioni, essi hanno scoperto che la calotta glaciale della Groenlandia porterebbe a un ulteriore aumento del livello del mare globale di circa 3,5 pollici (9 cm) entro il 2100. Nello scenario a basse emissioni, la perdita dalla calotta glaciale aumenterebbe il mare globale livello di circa 1,3 pollici (3 cm).

E’ la calotta antartica a preoccupare

Il team di ISMIP6 ha analizzato anche la calotta glaciale antartica per capire quanto lo scioglimento dei ghiacci dai futuri cambiamenti climatici favorirebbe l’innalzamento del livello del mare, al di là di quanto le recenti temperature di riscaldamento abbiano già messo in moto. La perdita di ghiaccio dalla calotta antartica è più difficile da prevedere: a ovest, le calde correnti oceaniche erodono il fondo di grandi piattaforme di ghiaccio galleggianti, causandone la perdita, mentre la vasta calotta glaciale dell’Antartico orientale può guadagnare massa, poiché le temperature causano un aumento delle nevicate.

I risultati indicano una gamma più ampia di possibilità, dal cambiamento della calotta glaciale che riduce il livello del mare di 7,8 cm, all’aumento di 30 cm entro il 2100, con diversi scenari climatici e input del modello climatico. Le proiezioni regionali mostrano la più grande perdita nell’Antartide occidentale, responsabile fino a 18 cm di innalzamento del livello del mare entro il 2100 nelle condizioni più calde, secondo la ricerca.

“La regione del Mare di Amundsen nell’Antartide occidentale e la Terra di Wilkes nell’Antartide orientale sono le due regioni più sensibili al riscaldamento delle temperature oceaniche e al cambiamento delle correnti e continueranno a perdere grandi quantità di ghiaccio”, ha detto Hélène Seroussi, scienziata del ghiaccio presso il Jet Propulsion della NASA.

A confermarlo ieri è stato un altro studio, che ha condotto una delle più attendibili simulazioni dello scioglimento della Calotta Antartica. Secondo gli scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Research,  c’è un alto rischio di innalzamento del livello del mare a lungo termine e in modo irreversibile. Perdendo enormi quantità di ghiaccio, il risultato sarà un potente innalzamento del livello del mare che potrebbe far finire sott’acqua città come Amburgo, Tokyo e New York. Esattamente quello che lo studio della Nasa ha rivelato oggi:

Anche altre due ricerche, rese note nei giorni scorsi, hanno confermato che sia il Polo Nord che il Polo Sud stanno sperimentando danni ingenti alla loro copertura di ghiaccio.

 

Canni che presto si ripercuoteranno sull’intero Pianeta.

Fonti di riferimento: Nasa, Pnas,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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