© Jean-Gabriel Valay / Jardin du Lautaret / UGA / CNRS

Il mistero dei ghiacciai francesi che sanguinano: perché la neve si tinge di rosso

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Ghiacciai che sanguinano. Il loro candore improvvisamente si tinge di strane sfumature rossastre. Un fenomeno inquietante collegato alla veloce diffusione di alcune tipologie di microalghe di montagna.

Documentato in molte zone del mondo, Italia inclusa, di recente è diventato oggetto di studio sulle Alpi francesi dove potrebbe fornire alcune spiegazioni sull’impatto dei cambiamenti climatici ad alta quota.

Le alghe sono una parte cruciale degli ecosistemi del mondo. Attraverso la fotosintesi, esse producono il 50% dell’ossigeno mondiale. Tuttavia, quando si moltiplicano eccessivamente, possono rilasciare tossine che avvelenano l’acqua potabile, danneggiano gli ecosistemi e causano malattie negli animali e negli esseri umani.

Così come accade negli oceani, a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, anche sulla cima delle montagne proliferano le microalghe. Sta accadendo anche in Francia. Secondo la nuova ricerca condotta dagli scienziati dell’Université Grenoble Alpes, negli ultimi anni, le Alpi francesi hanno visto un’impennata delle fioriture algali. In particolare, alla fine della primavera, quando la neve si scioglie, si passa da una tonalità incolore a allarmanti sfumature di rosso.

Un evento sempre più frequente e che desta non poche preoccupazioni. Lo studio, pubblicato su Frontiers in Plant Science, ha cercato di fare luce sulle cause visto che finora i meccanismi alla base di queste fioriture eccessive non sono del tutto noti. Per capire meglio quali siano le specie di microalghe più diffuse, i ricercatori hanno esaminato cinque siti nelle Alpi francesi. Le altitudini di ogni sito variavano da 1000 a 3000 metri sul livello del mare. Il team ha prelevato un totale di 158 campioni di suolo e attraverso l’analisi del DNA, ha scoperto che specifici tipi di alghe prosperavano a determinate altitudini.

Normalmente invisibili ad occhio nudo, sono spesso avvistate dagli escursionisti che fanno trekking attraverso le montagne in tarda primavera come tratti di neve dai colori sorprendenti, nei toni dell’ocra, dell’arancione e del rosso. Conosciuta come “sangue di ghiacciaio”, questa colorazione è il risultato della moltiplicazione puntuale (o fioritura) delle microalghe che abitano la neve,

spiegano gli autori della ricerca. Dalle analisi, è emerso che le alghe responsabili della “neve rossa” appartengono al genere Sanguina, che è stato trovato ad altitudini pari a 2000 metri sul livello del mare. La tonalità rossa molto probabilmente protegge le alghe dai dannosi raggi ultravioletti presenti alle altitudini più elevate. Altre tipologie di alghe come Desmococcus e Symbiochloris sono state trovate a quote inferiori sotto i 1500 metri.

Dai dati, il team ha creato un database chiamato AlpAlga sulle distribuzioni e sulle specie delle microalghe man mano che l’elevazione della montagna cambia. Anche se essi non sanno ancora cosa possa alimentare la loro crescita eccessiva, il team sostiene che i risultati potrebbero essere un punto di partenza per conoscere il ciclo delle alghe e come le fioriture potrebbero influenzare i ghiacciai e lo scioglimento della neve.

Il team ha in programma di tracciare le fioriture di alghe attraverso varie stagioni e analizzare le diverse sfumature dei colori per esplorare ulteriormente come l’ecosistema delle Alpi possa cambiare a causa dei cambiamenti climatici. In particolare, gli scienziati cercheranno di rispondere ad alcune domande tra cui: quali specie di microalghe abitano la neve? In che modo questi organismi possono  resistere a temperature così estreme e a queste condizioni di luce solare? Il riscaldamento globale favorisce le fioriture?  Tutte domande finora senza risposta.

Fonti di riferimento: Université Grenoble Alpes, Frontiers in Plant Science

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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