Gas serra: l’EMPA accusa l’Italia (e non solo) di sottostimare i valori delle emissioni

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Tra gli stereotipi che ci affibbiano fuori dai confini nazionali, oltre alla triade “pizza-pasta-mafia”, c’è anche quello di essere un popolo di “furbacchioni”. E noi, gente attaccata alle tradizioni, non facciamo che confermare ancora una volta questo scomodo cliché: secondo i dati emersi da una ricerca condotta in Svizzera dall’EMPA di Dübendorf, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, i valori reali delle emissioni di gas a effetto serra prodotte nel Belpaese sarebbero compresi tra le 10 e le 20 volte in più rispetto ai dati ufficiali.

La pesante accusa riguarda in particolare i dati sugli idrocarburi alogenati come il trifluorometano (Hfc-23), un potentissimo gas serra con una vita atmosferica di 270 anni e un potenziale di riscaldamento maggiore di quasi 15 mila volte quella dell’anidride carbonica. Si tratta di un gas impiegato nei sistemi di condizionamento e refrigerazione e per la produzione di polimeri come il teflon. I Paesi aderenti al protocollo di Kyoto sono tenuti a segnalarne la produzione e la quantità di emissioni generate. Dal 1° gennaio 2010, poi, ne sono state vietate l’importazione, la produzione e la vendita per nuove apparecchiature, mentre dal 1° gennaio 2015 gli Hcfc saranno completamente banditi.

Ma torniamo ai “neutrali e precisi” svizzeri: i ricercatori elvetici hanno effettuato uno studio, durato 2 anni, dal luglio 2008 al luglio 2010, dalla stazione di ricerca posizionata sul passo della Jungfrau, a 3.580 metri d’altezza. Utilizzando un gascromatografo spettrometro di massa, chiamato Medusa, con cui è possibile analizzare una cinquantina di composti alogenati, gli studiosi hanno rilevato che l’Italia emette da 270 mila a 630 mila tonnellate all’anno di Hfc-23 che, come potenzialità di gas serra, una quantità equivalente alle emissioni annuali di CO2 di una città di 75 mila abitanti.

Ma il “popolo di furbacchioni” questa volta è in “buona” compagnia quanto a false dichiarazioni sui livelli delle emissioni: primi della lista i Cinesi, che di certo non brillano nel firmamento della lotta ai gas serra di cui sono produttori di circa ¼ del totale mondiale, mentre su suolo europeo troviamo dopo l’Italia anche inglesi e olandesi che, secondo i dati svizzeri, fornirebbero cifre sottostimate sulle emissioni di idrocarburi alogenati in misura compresa tra il 60 e il 140%.

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