I funghi mangia inquinamento: bonificheranno i terreni dell’ex Carbonchimica

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Ci sono oltre 5mila funghi che arrivano da tutto il mondo e sono custoditi gelosamente alla Micoteca dell’Università degli studi di Torino. Tra i tanti ci sono anche quelli che mangiano gli inquinanti e potrebbero rappresentare la svolta per i terreni avvelenati.

All’orto botanico torinese ci sono funghi liofilizzati, specie marine e specie che potrebbero combattere la piaga dell’inquinamento. Come sappiamo, i funghi si trovano nel suolo, nell’aria e nell’acqua e sono usati per produrre birra, vino, pane, formaggi e altro.

Ancora, li troviamo nel riciclo dei rifiuti e in campo medico dove i ricercatori ad esempio, stanno sperimentando prodotti alternativi e più naturali. La Micoteca è sostenuta dalla Fondazione Crt e da anni, sta portando avanti anche un progetto che potrebbe rappresentare una svolta a livello ambientale.

L’inquinamento dei corsi d’acqua rappresenta un problema globale, rendendo necessario il trattamento appropriato delle acque reflue industriali e urbani. Oltre ai contaminanti tradizionali come coloranti, ammine, fenoli, metalli pesanti, tensioattivi, nuovi microinquinanti nocivi sono state recentemente scoperti, come interferenti endocrini per la cura personale e prodotti farmaceutici.

“Processi convenzionali sono inefficienti verso questi composti, che, quindi, si accumulano progressivamente in corsi d’acqua. La MUT sta indagando su un approccio alternativo basato sui funghi e il loro modello enzimatico complesso, essendo ambientale e tecnica sostenibile”, si legge sul sito dell’Istituto.

funghi micotica

I funghi mangia inquinamento

Il tutto è già realtà perché alcuni di questi funghi mangia inquinamento saranno usati a Fidenza, laddove sorgeva l’ex Carbonchimica per bonificare i terreni anche dalle bombe della Seconda Guerra mondiale. Il progetto si chiama Life Biorest e ha la finalità di dimostrare l’efficacia di un metodo biologico di riqualificazione di suoli inquinati da sostanze chimiche come idrocarburi e derivati della lavorazione del greggio e del benzene, che rappresentano in Europa il 45% del totale dei contaminanti.

Un metodo basato sull’uso di batteri e funghi naturalmente presenti nel suolo contaminato, al fine di validare un modello applicativo esportabile a livello regionale, nazionale e comunitario. L’investimento complessivo di quasi 1,8 milioni di euro sostenuto da un contributo europeo di circa 970mila euro, consentirà di proporre un protocollo di bonifica e successiva rivegetazione compatibile con l’uso pubblico del suolo.

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Altri metodi naturali di bonifica dei terreni:

Dominella Trunfio

Foto

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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