Il fumo degli incendi è più dannoso delle emissioni di scarico delle auto, lo studio

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L’ inquinamento causato dagli incendi è più dannoso per l’uomo rispetto alla cattiva qualità dell’aria legata alla presenza dei gas di scarico delle auto. A lanciare l’allarme è un nuovo studio condotto dai ricercatori della Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California a San Diego.

Una guerra tra veleni che fa sempre più paura. Negli ultimi anni, la California ha dovuto fare i conti con un numero sempre maggiore di incendi legato anche all’aumento della siccità. Per mesi, tra l’estate e l’autunno del 2020, le fiamme hanno devastato ettati di foreste generando fumi pericolosi per la salute umana. Oltre all’immediato pericolo per la popolazione, la nuova ricerca ha cercato di fare luce sugli effetti delle polveri sottili prodotte dagli incendi.

I ricercatori della Scripps Institution of Oceanography della UC San Diego hanno esaminato 14 anni di dati sui ricoveri ospedalieri, concludemdo che le polveri sottili del fumo degli incendi possono essere decisamente più dannose per la salute respiratoria umana rispetto al particolato proveniente da altre fonti come i gas di scarico delle auto. Finora, ciò era stato dimostrato solo in laboratorio ma il nuovo studio lo ha confermato anche nella popolazione.

In particolare, secondo l’analisi che si è concentrata sulla California meridionale, i rischi maggiori sono legati alle minuscole particelle che hanno un diametro fino a 2,5 micron, circa un ventesimo di un capello umano. Chiamate PM 2.5,  sono la componente principale del fumo degli incendi e possono penetrare nel tratto respiratorio, nel flusso sanguigno e danneggiare organi vitali.

Si stima che un aumento di 10 microgrammi per metro cubo di PM 2,5 attribuito a fonti diverse dal fumo di incendi sia capace di aumentare dell’1% i ricoveri ospedalieri respiratori. Lo stesso aumento, se attribuito al fumo degli incendi, ha causato un incremento compreso tra l’1,3 e il 10% dei ricoveri per problemi respiratori.

Secondo uno degli autori, Rosana Aguilera, la ricerca suggerisce che supporre che tutte le particelle di una certa dimensione siano ugualmente tossiche può essere impreciso e che gli effetti degli incendi, anche a lungo termine, rappresentano un grave problema per la salute umana.

Perché il PM 2.5 degli incendi è più dannoso?

Su questo punto gli scienziati non sono ancora d’accordo ma a loro avviso la soglia dei livelli sicuri dovrebbe riflettere la fonte delle particelle, specialmente durante la stagione degli incendi, sempre più in espansione:

“Ciò è particolarmente rilevante in California e in altre regioni in cui si prevede che la maggior parte del PM 2.5 provenga da incendi. Nella California meridionale, i venti di Santa Ana guidano gli incendi più violenti e tendono a spingere il fumo degli incendi verso le regioni costiere popolate. Il cambiamento climatico ritarda l’inizio della stagione delle piogge della regione, il che spinge la stagione degli incendi fino all’inizio dell’inverno”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Fonti di riferimento: Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California a San Diego, Nature

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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