L’eredità di Fukushima: il (troppo) lento cammino del Giappone verso le energie rinnovabili

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Dieci anni dopo il suo terribile incidente nucleare, il Giappone non rinuncia ancora all’atomo ma muove i primi passi reali verso il solare, l’idrogeno e l’eolico offshore. Un passaggio fondamentale e necessario anche alla luce di quanto accaduto a Fukushima l’11 marzo del 2011.

Quel giorno avrebbe cambiato per sempre non solo la vita degli abitanti della Prefettura ma quella di tutto il Giappone. Quando lo tsunami generato dal violento terremoto del Giappone orientale ha colpito la centrale nucleare di Daiichi non solo l’ha messa fuori uso ma aha portato alla chiusura di tutti i 54 reattori nucleari del paese come precauzione di sicurezza. Dieci anni dopo, solo nove reattori sono tornati al lavoro. E mentre l’energia nucleare in Giappone oggi è tutt’altro che morta (il governo centrale ora spera che possa soddisfare il 20% del fabbisogno nazionale entro il 2030), la prospettiva di un futuro a zero emissioni di carbonio in Giappone rende protagonisti le energie rinnovabili.

Il terremoto di 10 anni fa uccise 20.000 persone, e 2.500 furono i dipersi. Da allora, il governo ha cercato di decontaminare l’area e ridurre i livelli di radiazioni di ogni individuo a 1 millisievert all’anno, uno standard internazionale generalmente accettato . Tuttavia, circa 337 chilometri quadrati in sette comuni continuano a essere designati come “zone di difficile restituzione”.

Puntare sulle rinnovabili

Il nucleare dunque è costato molto caro al governo giapponese che dopo un decennio sta ancora facendo i conti, letteralmente, col disastro. Per questo il paese sta guardando con sempre maggiore interesse alle energie pulite.

Per aiutare sia a rivitalizzare l’area colpita sia ad velocizzare gli sforzi di decarbonizzazione del paese, il governo nel 2014 ha istituito il Fukushima Renewable Energy Institute, AIST (FREA) a Koriyama, nella prefettura di Fukushima. (“AIST” sta per National Institute of Advanced Industrial Science and Technology.) Il mandato di FREA è quello di lavorare con l’industria e il mondo accademico per migliorare le prestazioni del fotovoltaico e delle turbine eoliche, ottimizzare le pompe di calore geotermiche e sviluppare tecnologie per l’idrogeno.

“Il governo della prefettura di Fukushima ha fissato l’obiettivo di produrre tutto il fabbisogno energetico di Fukushima da fonti rinnovabili entro il 2040”,

spiega Masaru Nakaiwa, direttore generale della FREA. Per farlo, il governo sta lavorando con FREA, industria e università per aiutare a commercializzare la ricerca nelle tecnologie rinnovabili e aumentare il ricorso a energia solare, biomassa ed eolica nella prefettura. Anche l’idrogeno è visto come una nuova importante risorsa energetica. La prefettura è ora sede del Fukushima Hydrogen Energy Research Field, il più grande impianto di produzione di idrogeno verde al mondo, in grado di fornire 1.200 metri cubi di idrogeno all’ora.

L’obiettivo è rendere il Giappone a impatto zero entro il 2050

Come spiega un’analisi di Ieee Spectrum, in questi giorni il Giappone sta spingendo con forza verso la generazione e le infrastrutture di energia rinnovabile:

“È incoraggiante vedere la prefettura di Fukushima riprendersi, anche se l’impatto dell’incidente è ancora molto evidente”.

Raggiungere l’obiettivo del 2050 non sarà facile. Mentre il nucleare rappresentava il 30% del consumo energetico del paese prima dell’incidente, oggi ne fornisce solo il 6% . Per compensare il deficit , il Giappone ora fa più affidamento su carbone (25%), gas naturale (23%) e petrolio (39%), con le energie rinnovabili e l’idroelettrico che rappresentano la fetta restante.

Per incoraggiare l’industria a lavorare verso la neutralità del carbonio, il governo fornirà investimenti di capitale, sgravi fiscali e deregolamentazione in aree come l’energia eolica, cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio e la produzione in serie di accumulatori.

Alla fine del 2018, circa 55 gigawatt di apparecchiature per l’energia solare erano state installate in tutto il Giappone, mettendo il paese sulla buona strada per superare l’obiettivo del governo di 64 GW entro il 2030. Per quanto riguarda l’energia eolica, tuttavia, il Giappone aveva solo 3,6 GW di apparecchiature installate nel 2018. Ingenti sono gli investimenti nel settore dell’idrogeno associati anche alla possibilità di stoccare e vendere l’energia.

Un paese che, nonostante tutto, non sembra intenzionato a lasciare andare totalmente il nucleare ma che ha compreso quanto sia importante puntare sulle rinnovabili.

Fonti di riferimento: Meti, Ieee Spectrum

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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