Le persone evacuate da Fukushima hanno paura di tornare nelle loro case nonostante gli incentivi del Governo

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Dopo 10 anni dal disastro nucleare di Fukushima, Hisae Unuma, 67 anni, è tornata a far visita alla sua vecchia abitazione, una delle pochissime strutture che ha resistito alle scosse. La donna è tra le 160.000 persone evacuate all’indomani del terremoto del 2011, ma solo ora è riuscita a visitare questo luogo pieno di ricordi. (LEGGI anche: Fukushima, il dossier che smaschera il Governo sui livelli di radiazioni: sono troppo alte per tornare a casa)

Unuma è tornata 10 giorni dopo che un’altra forte scossa ha fatto tremare la regione, riaprendo una ferita che sarà impossibile richiudere del tutto. Con in mano una fotografia incorniciata di suo marito, morto tre anni fa, la donna ha silenziosamente osservato ciò che è rimasto: il tetto è prossimo al crollo, una pianta di bambù è cresciuta nell’ex soggiorno e i calcinacci ricoprono il pavimento.

Non c’è la base per una vita qui. Non posso fare la spesa e non c’è un ospedale, quindi non riesco a immaginare di costruirmi una vita in questo luogo.

ha dichiarato la donna, che ora lavora come coltivatrice nella prefettura di Saitama, vicino a Tokyo.

Il governo, che vede il recupero di Fukushima come un simbolo di rinascita nazionale in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo, incoraggia i residenti a tornare grazie agli aiuti finanziari, mentre decontamina il terreno dalle scorie.

Tuttavia,  le preoccupazioni generate dalla vicina centrale nucleare, la mancanza di posti di lavoro e le scarse infrastrutture non stanno convincendo molte persone. Non solo, un recente dossier pubblicato da Green Peace ha rilevato livelli di radioattività presenti nella Prefettura di Fukushima. In alcune zone i livelli di radiazione sono aumentati rispetto agli anni precedenti, in altre sono diminuite, e altre aree sono risultate nuovamente contaminate persino dopo le attività di decontaminazione.

Unuma ha dichiarato a Reuters:

Spero che il governo prima disattivi la centrale nucleare, poi tenga i Giochi Olimpici e dica alla gente che potremmo poi vivere nella città di Futaba. E se si verifica un altro disastro? Non importa la minaccia dei terremoti, quei reattori potrebbero esplodere se qualcuno lasciasse uno strumento nel posto sbagliato.

La donna, non volendo essere trattata come una rifugiata di Fukushima, dipendente dai sussidi di Tokyo Electric, ha rifiutato di richiedere il suo risarcimento e ha deciso di costruirsi una vita con le sue stesse mani a Saitama.

Voglio dire al governo di non risolvere il problema con i soldi. Dovremmo essere trattati come esseri umani, non come animali. Ci vogliono dare i soldi per farci stare zitti. Non dovrebbe essere così. Vogliamo vivere come esseri umani.

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Redattrice su temi della sostenibilità sociale e ambientale. Laureata con lode in filosofia, ha conseguito un master di II livello in Rendicontazione Innovazione e Sostenibilità. Ha maturato esperienza nella comunicazione e nell’organizzazione di eventi presso enti profit e no profit.
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