Francia colpevole di “inazione climatica”, riconosciuta per la prima volta in tribunale la responsabilità di uno Stato

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Un euro, solo uno, per essere stato “inattivo” dinanzi ai cambiamenti climatici. Tanto deve pagare lo stato francese, simbolicamente ovvio, per le sue carenze nella lotta al riscaldamento globale. Il tribunale amministrativo di Parigi riconosce per la prima volta che lo Stato ha commesso una “colpa” mostrandosi incapace di rispettare gli impegni per ridurre i gas serra e ordina ora di prendere “tutte le misure per raggiungere gli obiettivi che la Francia si è prefissata di ridurre le emissioni di gas serra”.

Erano state quattro associazioni – Greenpeace, Oxfam, Fondazione Nicolas Hulot e Notre Affaire à tour – a raccogliere nel 2018 più di 2 milioni di firme a una petizione al governo francese dal titolo “L’affaire du siècle”, in cui chiedevano di fare di più contro il cambiamento climatico.

Non soddisfatte della risposta dell’esecutivo, hanno intentato una causa legale presso il tribunale amministrativo. Oggi la decisione dopo circa due settimane di processo che segna una prima vittoria storica: la responsabilità dello Stato nella crisi climatica è riconosciuta. Il tribunale ha dichiarato illegale il mancato rispetto degli impegni presi in termini di riduzione delle emissioni di gas serra. Viene riconosciuto anche il “danno ecologico”.

Oggi siamo 2,3 milioni di persone che hanno vinto. Questa decisione pone fine al dibattito: no, lo Stato non sta facendo abbastanza per combattere il riscaldamento globale!”, dice Cécile Duflot, direttore esecutivo di Oxfam Francia.

Al termine di questo “primo grande passo del processo climatico in Francia”, il tribunale ha così riconosciuto per la prima volta che lo Stato ha commesso un crimine. Una “faute” una colpa, incapace di rispettare i suoi impegni per ridurre i gas a effetto serra nel periodo 2015-2018 (la Francia si era impegnata a ridurre le proprie emissioni del 40% entro il 2030 rispetto al livello del 1990 e a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050).

Il tribunale amministrativo di Parigi ha quindi ordinato allo Stato di pagare un euro simbolico alle quattro associazioni per “danno morale” derivante da “inadempienza dello Stato nell’attuazione di politiche pubbliche che gli consentano di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra che si è prefissato”.

Il giudizio finale verrà emesso dopo ulteriori due mesi di indagine. Dobbiamo attendere questo secondo giudizio per sapere se sarà storico“, dice su Twitter l’avvocato Arnaud Gossement.

Le conclusioni del tribunale amministrativo di Parigi vanno comunque già oltre le richieste del relatore pubblico. In udienza aveva si era già rilevata “la mancata adozione da parte dello Stato di misure pubbliche vincolanti“, con conseguente “surplus annuo di emissioni di gas serra che aggrava il danno ecologico“. Una presentazione dei risultati ampiamente supportata da dati scientifici, compresi gli ultimi rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC). L’incapacità di seguire il percorso che lo Stato si era prefissato ha pesato molto nella sua raccomandazione.

Se lo Stato decide di impugnare la sentenza, il caso sarà deferito alla Corte d’appello amministrativa di Parigi.

In ogni caso, si tratta di una prima vittoria per le organizzazioni che hanno lanciato l’affare il 17 dicembre del 2018. Già questa è in ogni caso una decisione senza precedenti che può e deve essere uno stimolo per altri Paesi, inclusa l’Italia, ad agire rapidamente per ridurre le emissioni di gas serra CO2 in linea con gli impegni presi a livello internazionale e ad affrontare la crisi climatica con politiche coerenti ed efficaci.

Fonti: Oxfam France / Le Monde / Reporterre

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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