La Exxon odia i vostri bambini: il messaggio shock di uno spot americano contro i sussidi alle fonti fossili

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La Exxon odia i vostri bambini. Un messaggio forte e preoccupante quello lanciato in America. Un falso spot televisivo di Exxon, una delle principali compagnie petrolifere statunitensi di rilevanza mondiale, mostra un dipendente della società intento a sottolineare i vantaggi economici del petrolio, senza dare alcuna importanza al clima e soprattutto alla salute delle generazioni che verranno.

Sappiamo tutti che la crisi climatica lacererà il mondo e i vostri figli, ma non ci interessa, perché ci farà ricchi” dice l’uomo nello spot. L’indifferenza delle lobbies del petrolio finirà per portare il pianeta alla rovina. È questo il senso della campagna ExxonHatesYourChildren.com portata avanti da Oil Change International e The Other 98%, che sta tentando di convincere il Congresso americano ad eliminare i sussidi destinati ai combustibili fossili.

I due gruppi stanno tentando di far circolare i loro annunci nei mercati in cui si trovano anche quelli dell’American Petroleum Institute, con un messaggio molto diverso. Se la società petrolifera nel suo spot sostiene che l’oro nero è utile, “per lo sviluppo energetico perché produce più posti di lavoro, di reddito e di energia”, lo spot pubblicitario invece punta il dito contro la multinazionale del petrolio, che “mette profitti al di sopra dell’azione contro il cambiamento climatico”.

Dicono gli attivisti: “Immaginate che il vostro governo abbia affidato ad una società un affare, la costruzione del tuo parco giochi locale. Poi, che la società abbia scaricato rifiuti tossici dove i vostri bambini giocano tutti i giorni, solo perché era la cosa più redditizia da fare”. Tale società è Exxon, il parco giochi è il nostro pianeta, e l’affare ricevuto sono le massicce elargizioni governative, denunciano.

Cosa fare? Proteggere i propri figli sarebbe la prima cosa, esigendo anche che la società in questione ripaghi interamente i danni, fino all’assistenza medica necessaria per i bambini danneggiati dalle conseguenze dell’inquinamento. Infine, basterebbe che il governo smettesse di sostenere con i sussidi tali società. Il fatto che la società continui a produrre, inquinando, per Oil Change International e The Other 98%, significa solo una cosa, che odia i bambini.

Ma su The Hill la società ha accusato i due gruppi di aver fatto una campagna troppo aggressiva chiamando in causa i più piccoli: “La campagna è offensiva per le migliaia di lavoratori della ExxonMobil e gli appaltatori che lavorano duramente ogni giorno per fornire un prodotto essenziale in modo sicuro e nel rispetto dell’ambiente”. Inoltre, secondo Exxon, “il consumo di energia e il cambiamento climatico sono sfide importanti e critiche che attendono la società ma che non saranno risolte con campagne mediatiche che si basano sul linguaggio provocatorio e false accuse”.

La Exxon ha dunque storto il naso, guardando alla forma ma alla sostanza del messaggio, condivisibile in tutte le sue sfaccettature. Le società petrolifere continuano a prosperare indisturbate, aiutate dai governi, incrementando l’inquinamento, danneggiando la salute del pianeta e dei suoi abitanti, in primis i bambini, e provocando un aumento delle temperature globali. Anche in Italia, Legambiente ha denunciato il fatto che ogni anno la quantità di sussidi a sostegno delle fonti fossili cresce sempre di più.

È tempo di “smettere di alimentare il disastro climatico” che grava sui contribuenti a livello mondiale. Per questo gli attivisti americani che hanno realizzato lo spot hanno inviato un appello al Congresso e al Presidente Usa, chiedendo di lavorare insieme per eliminare tutti i sussidi ai combustibili fossili. Un’altra denuncia, di recente, è stata fatta attraverso il cortometraggio di Greenpeace, Uno al giorno, secondo cui il carbone provoca una morte prematura al giorno.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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