Stiamo vivendo un’estate senza afa (e non è una buona notizia)

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Stiamo vivendo un’estate senza afa, e quasi ce ne stupiamo.  Purtroppo ci siamo talmente tanto abituati a temperature sempre più calde, record su record, da percepire come fresca un’estate in realtà in linea con le medie che dovrebbero esserci in questo periodo. E ciò sta accadendo perchè purtroppo la nostra normalità è diventata il grande caldo.

Secondo i meteorologi stiamo vivendo l’estate più fresca degli ultimi 5 anni. Un vero e proprio mistero su cui in tanti si stanno interrogando. Ciò non significa che i cambiamenti climatici siano in netto miglioramento, anzi. Potrebbe essere la prova dell’imprevedibilità del clima e anche delle condizioni meteo.

Ormai da tempo siamo abituati a boccheggiare, a temperature roventi nei mesi estivi accompagnate da fenomeni estremi. Così è accaduto anche  con la violenta bomba d’acqua che si è verificata a Palermo il 15 luglio scorso:

Ma una cosa sta mettendo tutti d’accordo: quest’estate è decisamente più fresca di quanto ci si aspettasse. Ciò non significa che il problema dei cambiamenti climatici sia risolto. Occorre sempre fare differenza tra clima e meteo ma

“sembra di essere tornati alle estati mediterranee degli anni ’70 – ’80”, ha a Repubblica detto Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma, l’istituto di biometereologia di Firenze e della Toscana.

Secondo Gozzini, stiamo vivendo una delle estati tipiche di 40 anni fa quando le temperature erano accettabili. Cosa ci sia all’origine di questo insolito “fresco” non è chiaro ma di certo la Terra non sta guarendo dalla “malattia” prodotta dall’uomo.

“Merito” del coronavirus?

Il pensiero di molti è subito volato al lockdown, alla riduzione delle emissioni inquinanti in tutto il mondo a causa della pandemia da coronavirus.

Ma così non è secondo i dati rilevati dall’Osservatorio di Mauna Loa, alle Hawaii, dove da più tempo si studiano gli effetti della CO2 sul clima. Addirittura, la CO2 misurata all’Osservatorio di Mauna Loa ha raggiunto un picco stagionale di 417,1 parti per milione a maggio 2020, la più alta lettura mensile mai registrata. A livello annuale, il picco di quest’anno è stato di 2,4 parti per milione (ppm) in più rispetto a quello del 2019,.

“I progressi nella riduzione delle emissioni non sono visibili nel registro delle emissioni di CO2 “, ha spiegato Pieter Tans, scienziato senior del Global Monitoring Laboratory della NOAA. “Continuiamo a impegnare il nostro pianeta – per secoli o più a lungo – a più riscaldamento globale, innalzamento del livello del mare ed eventi meteorologici estremi”.

Spiegano gli scienziati che se anche l’uomo smettesse improvvisamente di emettere CO2 , ci vorrebbero migliaia di anni prima che le nostre emissioni vengano assorbite nell’oceano e la CO2 atmosferica possa tornare ai livelli preindustriali.

Il tasso di aumento durante il 2020 non sembra riflettere la riduzione delle emissioni inquinanti dovute al forte rallentamento economico mondiale in risposta alla pandemia di coronavirus.

“La gente potrebbe essere sorpresa nel sentire che la risposta allo scoppio del coronavirus non ha fatto di più per influenzare i livelli di CO2″, ha detto il geochimico Ralph Keeling, che gestisce il programma di oceanografia Scripps a Mauna Loa. “Ma l’accumulo di CO2 è un po’ come la spazzatura in una discarica. Mentre continuiamo a produrne, continua ad accumularsi. La crisi ha rallentato le emissioni, ma non abbastanza da presentarsi in modo sensibile a Mauna Loa”.

Inoltre, come ha precisato anche l’esperto dell’Ispra Mario Contaldi, nell’effetto serra contano le concentrazioni, non le emissioni:

“La CO2 rimane nell’atmosfera 100 anni, ci vorrebbe un calo perlomeno dell’80%per avere un immediato effetto sul clima”

contro quello del 17% registrato a livello globale durante il lockdown (27,7% in Italia).

Ben 3° in meno rispetto alla media

Secondo le analisi dell’Ispra, le temperature rilevate dal 1° giugno al 19 luglio del 2019 e del 2020 sono molto diverse, con un calo che va da 3,2 gradi in meno di Genova al -1 di Palermo, passando dai meno 2,2 di Milano, 2,4 di Bologna, 2,1 di Firenze, 1,6 di Roma, 1,7 di Napoli, 2,5 di Bari.  La media di quest’estate è al di sotto di quella del periodo 1981-2010. Un’estate decisamente anomala, se si confronta con quella dello scorso anno.

“Il 2019, con +1.56°C, è stato il 23° anno consecutivo con anomalia positiva di temperatura rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990; otto dei dieci anni più caldi della serie storica sono stati registrati dal 2011 in poi, con anomalie comprese tra +1.26 e +1.71°C. Ad eccezione di gennaio e maggio, che hanno registrato anomalie negative (rispettivamente di -0.58°C e -1.49°C), in tutti i mesi la temperatura media nazionale è stata nettamente superiore alla media, con un picco di +3.82°C a giugno e anomalie superiori a +2°C ad agosto (+2.60°C), dicembre (+2.24°C), luglio (+2.22°C), marzo e ottobre” spiega inoltre l’Ispra.

Secondo il colonnello Giuliacci quest’anno il clima estivo italiano è stato condizionato più dalle miti correnti atlantiche che dalle roventi correnti nord africane:

“Siamo stati presi dalla curiosità di confrontare la posizione dei 2 anticicloni nei primi 15 giorni del  luglio 2019 (l’anno passato) con la loro rispettiva posizione nei primi 15 giorni del 2020 (questa’anno). Il confronto è stato fatto sia con la pressione al livello del mare che con la pressione alla quota media di 5500m”.

Dall’analisi è emerso che la posizione della bassa pressione e quindi anche quella dell’anticiclone africano in quota nel 2020 é stata molto più arretrata rispetto al 2019.

Non sappiamo ancora con certezza cosa ci attende nel corso delle prossime settimane, ma finora il caldo delle annate precedenti è stato solo un ricordo. E neanche questa è una buona notizia.

Fonti di riferimento: Ispra, Noaa, Meteo Giuliacci, La Repubblica

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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