Dopo il ferro e il bronzo, benvenuti nella peggiore delle ere geologiche: quella della plastica

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Secondo gli scienziati, dopo l’età del bronzo e del ferro, oggi stiamo vivendo l’era della plastica. Lo hanno stabilito attraverso uno studio che ha analizzato l’aumento dell’inquinamento da plastica nei sedimenti marini, prelevando gli strati costieri del bacino di Santa Barbara, in California.

In particolare, sono stati presi in esame gli strati depositati nel periodo tra il 1834 e il 2010, analizzando le particelle di plastica depositate: la contaminazione è aumentata in modo esponenziale a partire dal 1945, e questo rispecchia la sempre maggiore produzione di plastica avvenuta negli ultimi 70 anni.

I campioni prelevati riguardano i sedimenti che si sono formati fino al 2010, ma non ci sono motivi per credere che l’aumento dell’inquinamento sia diminuito negli ultimi 9 anni, tenendo contro che la produzione di plastica ha continuato ad aumentare.

La maggior parte delle particelle di plastica rilevate appartenevano a fibre di tessuti sintetici presenti nei vestiti, indicando che la plastica scorre liberamente nell’oceano attraverso le acque reflue.
Un singolo lavaggio di vestiti può infatti arrivare a rilasciare milioni fibre di microplastica: questo può dipendere dall’inefficienza dei sistemi di filtrazione o da uno smaltimento scorretto dei rifiuti.

Le altre particelle erano rappresentate da microplastiche che provengono dai milioni di tonnellate di plastica riversate ogni anno nell’ambiente. La plastica si suddivide in piccoli pezzi che non si degradano e vanno a inquinare tutto il pianeta, dalle acque più profonde alle cime più alte delle montagne.

La plastica riversata nell’ambiente è praticamente indistruttibile, danneggia profondamente gli ecosistemi e rappresenta un pericolo per tutte le specie viventi, compreso l’essere umano.

Si stima che ognuno di noi consumi almeno 50mila particelle di microplastica all’anno attraverso il cibo e l’acqua e non si conoscono ancora le conseguenze sulla nostra salute.

Secondo i ricercatori, gli strati di plastica trovati nei sedimenti potrebbero essere usati per segnare l’inizio dell’Antropocene, era geologica in cui le attività umane hanno iniziato a dominare il pianeta. Questo aspetto è forse il più spaventoso.

“Il nostro amore per la plastica rimane nei nostri archivi fossili”, ha dichiarato Jennifer Brandon, ricercatrice che ha guidato lo studio.
“È un male per gli animali che vivono sul fondo dell’oceano: barriere coralline, cozze, ostriche e così via. Ma il fatto che stia entrando nella nostra documentazione fossile è più una questione esistenziale. Impariamo tutti a scuola sull’età della pietra, sull’età del bronzo e sull’età del ferro – questa sarà conosciuta come l’età della plastica? È spaventoso che questo sia ciò per cui le nostre generazioni saranno ricordate.
Spero che il nostro studio dimostri che questo è un problema molto serio”, ha concluso la ricercatrice.

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Tatiana Maselli

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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