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Vittoria! Equinor ferma le trivelle nella Grande Baia Australiana: salve balene ed ecosistema marino

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La società norvegese Equinor, produttore di combustibili fossili abbandona i piani di trivellazione alla ricerca di petrolio nella Great Australian Bight. Una grande vittoria per comunità costiere, tribù indigene,imprese locali e ambientalisti.

La National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority (Nopsema), aveva di recente accettato il piano ambientale di Equinor per la trivellazione petrolifera esplorativa nella zona. Ma adesso arriva la buona notizia, Equinor dichiara che il suo piano di esplorazione ‘non è commercialmente’ competitivo, mentre il governo federale appare alquanto deluso. Chi festeggia, invece, sono gli ambientalisti che avevano ampiamente criticato le trivellazioni sostenendo un impatto devastante su un ambiente marino unico al mondo, popolato da esemplari di balena franca australe (Eubalaena australis), specie in via di estinzione.

“L’unico modo per proteggere le comunità costiere e la singolare vita marina della Great Australian Bight è quello di escludere la perforazione in modo permanente”, ha affermato David Ritter, CEO di Greenpeace Australia Pacific.

Equinor, voleva in principio trivellare circa 372 chilometri di costa australiana. La concessione era stata rilasciata a dicembre scorso e prevedeva una piattaforma mobile di trivellazione supportata da tre navi e due elicotteri.  Prima di Equinor, avevano abbandonato l’idea di perforazione BP e Chevron. La motivazione, ribadita dalla direttrice dell’azienda, Jone Stangeland è che l’impresa è troppo costosa.

“Abbiamo ricevuto offerte per l’impianto di perforazione, gli elicotteri, la base di approvvigionamento – il costo di queste attività è troppo alto e troppo costoso per andare avanti e perforare”, ha detto.

Nel mese scorso, The Wilderness Society aveva avviato un’azione legale contro la National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority, dopo che questa aveva approvato la concessione alla compagnia petrolifera norvegese Equinor per trivellare. L’accusa era quella che la società non aveva consultato le parti rilevanti nella presentazione del proprio progetto, requisito necessario per ottenere la licenza.

 

E anche la Great Australian Bight Alliance, un gruppo di organizzazioni ambientaliste insieme agli indigeni Mirning, aveva mosso le stesse accuse.
Fortunatamente le cose sono cambiate, ma purtroppo la Baia fa gola a tanti.

Fonti:7News Australia, Greenpeace

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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