Siamo tornati al clima del Pliocene: CO2 alta come 3 milioni di anni fa. Lo studio shock

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Benvenuti nel Pliocene. Non è uno scherzo, ma gli esiti di un autorevole studio secondo cui la CO2 presente nell’atmosfera è la più alta degli ultimi 3 milioni di anni, ricalcando il clima di quell’epoca.

Allora, la temperatura era più alta di 3-4°, in Antartide prosperavano alberi e fitta vegetazione i mari erano più alti di 15-20 metri. Lo hanno rivelato i ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research.

L’inizio dell’era glaciale, rivela lo studio, è stato principalmente innescato da una diminuzione dei livelli di CO2. Per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a eseguire una simulazione al computer che ben si adatta alle informazioni fornite dai sedimenti oceanici sull’evoluzione climatica. 

Oggi l’aumento dei gas serra dovuto alla combustione delle fonti fossili sta cambiando radicalmente il nostro pianeta. Le temperature medie globali non hanno mai superato i livelli preindustriali di oltre 2 gradi Celsius negli ultimi 3 milioni di anni ma continuando di questo passo, l’inattività della politica porterebbe a superare pericolosamente questo limite già nei prossimi 50 anni, in barba a chi ancora nega l’esistenza dei cambiamenti climatici.

Come confermato anche da uno studio dello Scripps Mauna Lua Observatory, oggi il livello di CO2 è 410 particelle per milione, pari a quello del Pliocene. I ricercatori lo hanno scoperto scavando carote di ghiaccio in Antartide. Lì, la parte antica della calotta racchiude ancora minuscole particelle dei gas del passato.

Basandosi su ricerche precedenti e esaminando i campioni di ghiaccio dell’Antartide, i ricercatori hanno riprodotto le principali caratteristiche della variabilità climatica naturale negli ultimi milioni di anni. Come? Con una simulazione al computer basata su dati astronomici e geologici e algoritmi che rappresentano la fisica e la chimica del nostro pianeta.

 co2pliocene 1

Lo studio ha anche esaminato i cambiamenti nella distribuzione dei sedimenti della superficie terrestre e il ruolo della polvere atmosferica, che rende la superficie del ghiaccio più scura e contribuisce quindi alla fusione.

“Dall’analisi dei sedimenti sul fondo dei nostri mari conosciamo le temperature oceaniche del passato e i volumi di ghiaccio, ma finora il ruolo delle variazioni di CO2 nel plasmare i cicli glaciali non era stato pienamente compreso”, ha detto Matteo Willeit, autore principale dello studio. “Abbiamo dimostrato per la prima volta che i cambiamenti nei livelli di CO2 sono stati il principale motore delle ere glaciali, insieme alle variazioni delle orbite terrestri attorno al sole, i cosiddetti cicli di Milankovitch. In realtà non si tratta solo di simulazioni: abbiamo confrontato i nostri risultati con i dati rigidi provenienti dalle profondità marine e si sono dimostrati in buon accordo. I nostri risultati implicano una forte sensibilità del sistema Terra a variazioni relativamente piccole della CO2 atmosferica. Per quanto sia affascinante, è anche preoccupante. “

Studiare il passato della Terra e la sua variabilità naturale del clima è la chiave per comprendere i possibili percorsi futuri dell’umanità. Secondo gli autori dello studio, stiamo spingendo il nostro pianeta al di là di qualsiasi condizione climatica sperimentata durante l’intero periodo geologico corrente, il Quaternario, iniziato quasi 3 milioni di anni fa, con l’arrivo della civiltà umana solo 11.000 anni fa.

“Il cambiamento climatico moderno che vediamo è grande, davvero grande, anche per gli standard della storia della Terra”.

La ricerca è stata pubblicata su Science Advances.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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