Basta palloncini in volo! Le città nel mondo li stanno vietando (anche in Italia)

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I palloncini in volo sono belli, fanno scena, e piacciono molto ai bambini. Ma inquinano, tanto, contribuendo ai disastri ambientali che affliggono i nostri mari. Per questo decine di città nel mondo li stanno vietando (anche in Italia), invitando le persone a cercare altri modi per fare festa (anche perché le alternative sostenibili esistono).

Volano infatti, sì, ma prima o poi rientrano a terra, causando una serie di danni, gli stessi della “comune” plastica. Come quando laviamo la microfibra in lavatrice, anche quando lanciamo palloncini non stiamo direttamente buttando plastica in mare, ma di fatto lo facciamo. Percorsi più lunghi, ma con il medesimo arrivo.

Secondo un recente studio australiano, questi oggetti apparentemente innocui sono dei veri e propri killer per gli uccelli marini: i volatili che ne ingeriscono frammenti hanno mostrato infatti una probabilità 32 volte maggiore di morire rispetto ai loro simili.

Spesso confusi per cibo, i frammenti dei palloncini sono pericolosissimi per la salute degli animali. I ricercatori hanno studiato il contenuto intestinale degli uccelli marini morti, scoprendo che questi detriti erano la plastica più letale che gli uccelli potessero ingoiare.

Quindi, basta.

Stop negli Usa

Negli Usa ormai diversi stati hanno già al bando questa pratica, che diverte sul momento ma che sta causando danni su danni. La California, il Connecticut, la Florida, il Tennessee e la Virginia hanno già approvato risoluzioni in merito, mentre altri stati (tra cui il Texas) hanno di simili in esame. In Florida, invece, tutti i palloni sono completamente banditi dalle spiagge e dai parchi pubblici della contea di Palm Beach.

La Clemson University ha deciso di porre fine alla tradizione di rilasciare fino a 10.000 palloncini durante le partite di calcio e una città del Rhode Island ha fatto un ulteriore passo avanti e li ha proprio vietati, mentre New Shoreham ha approvato un’ordinanza che ne impedisce la vendita, l’uso e la distribuzione.

Stop in Oceania

Tutto il continente oceanico vanta una biodiversità unica al mondo, soprattutto (ma non solo) per le specie marine. Per questo sono diverse le leggi contro la plastica, e anche quelle anti-palloncini non mancano.

Ad esempio nel New South Wales, non è consentito rilasciare più di venti palloncini alla volta, mentre la Sunshine Coast nel Queensland ha vietato l’emissione intenzionale di palloncini di elio nell’atmosfera già nel 2011. In Tasmania, invece, è stata presa in considerazione l’idea di bandire i rilasci di palloncini di massa, anche se nessuna legge formale contro il rilascio di massa di palloncini di massa è stata ancora approvata.

Foto: The Capitolist

Stop in Europa (anche in Italia)

Per tutto il mese di settembre, 30.000 palloncini rossi e bianchi si sono riversati nel cielo azzurro sopra Gibilterra, per festeggiare la Festa Nazionale. Ma mentre le persone gioivano, gli animali morivano. E sull’onda delle proteste, il Governo di Gibilterra ha recentemente annunciato l’intenzione di mettere gli oggetti completamente al bando.

In Italia, dove si sono sperimentate alternative biodegradabili, il Comune di Maruggio, in provincia di Taranto, ha sposato il progetto Clean Sea Life, finanziato dalla Commissione Europea, che opera campagne di sensibilizzazione e che sta compilando una mappa evidenziando le zone dove l’accumulo di rifiuti comporta un rischio per la biodiversità, identificando anche le migliori pratiche per la prevenzione e gestione dei rifiuti marini.

“I palloncini sono dannosi per l’ambiente e lanciandoli in aria non si sa dove andranno a finire – scrivono i bambini della classe 5° B del paese – Per noi è uguale palloncini o meno perché tanto sarà sempre l’ultimo giorno di scuola, pieno di emozioni, e poi potremmo lanciare altre cose come i coriandoli che non sono dannosi per l’ambiente. È molto probabile che molte altre classi li lanceranno ma noi siamo sicuri della nostra decisione perché così avremo fatto una piccola, quasi minuscola, azione per proteggere la terra e i suoi abitanti”.

Date il mondo ai bambini e cambierà.

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Roberta De Carolis

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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