In Kamchatka nuova moria di massa di animali marini avvelenati (e ancora nessuno sa perché)

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Non è ancora finita. Sulle coste della Kamchatka sono stati trovati altri animali marini morti.  E la colpa, secondo le autorità l0cali, potrebbe essere dei cambiamenti climatici.

Nei giorni scorsi nella spiaggia di Khalaktyrsky sono stati trovati centinaia di animali morti. Anche i surfisti che hanno fatto il bagno nelle stesse acque, poi diventate gialle, hanno lamentato diversi disturbi. Un disastro ambientale passato sotto silenzio, ma le cui cause sono ancora tutte da accertare. E adesso sta succedendo di nuovo.

I surfisti e i nuotatori locali hanno inizialmente lanciato l’allarme il mese scorso dopo aver provato dolore agli occhi e nausea . Hanno attirato l’attenzione nazionale con immagini scioccanti di ricci di mare, granchi e polpi morti e finiti sulla riva della spiaggia di Khalatyrsky nella baia di Avacha. Dopo la prima moria di massa, se ne sta consumando un’altra.

A segnalarlo sono stati ancora una volta gli abitanti della zona ma a darne notizia certa è stato il governatore della regione della Kamchatka Vladimir Solodov su Instagram:

 

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#объединяемусилия Вчера направил письма в адрес зарубежных ученых с предложением подключиться к исследованиям Тихого океана. MIT, CalTech, Пекинский университет, Университет Токио. Необходимо собрать и услышать все экспертные мнения и опыт других стран в этих вопросах. Для меня очень важно найти истинную причину экологического происшествия на Камчатке. #тихийокеан

Un post condiviso da Владимир Солодов (@vv_solodov) in data:

Nuova moria in mare

Questa volta la moria di massa di animali si è verificata al largo della costa della penisola russa dell’Estremo Oriente della Kamchatka L’evento ha avuto luogo a sud rispetto alle spiagge in cui sono state trovate le carcasse degli animali, le scorse settimane.

“L’evidenza mostra che la portata dell’evento è estremamente ampia”, ha detto Solodov. “Le morti sono quasi certamente legate al cambiamento climatico e ad altri effetti inquinanti che noi come umanità causiamo all’Oceano Pacifico. Non possiamo dire che la causa sia stata un oggetto artificiale locale vicino [alla città portuale di] Petropavlovsk-Kamchatsky”, ha aggiunto Solodov.

Tante sono ancora le ipotesi al vaglio, dallo sversamento di sostanza chimiche provenienti da un impianto di stoccaggio dell’era sovietica alle tossine rilasciate dalle microalghe. A sostenere questa possibilità è stata l’Accademia delle scienze russa insieme ai principali biologi marini russi, che hanno sottolineato la presenza di schiuma gialla che copre un’area visibile dallo spazio.

I primi risultati dei campionamenti

Intanto ieri Greenpeace Russia ha reso noti i primi risultati dei campionamenti effettuati all’indomani della prima moria di massa in Kamchatka. I dati sono stati inviati anche al Ministero delle Risorse Naturali e alle autorità regionali della Kamchatka per stabilire congiuntamente la causa del disastro ambientale.

Nei campioni di mare, acqua di fiume e biomateriali (molluschi, granchi) esaminati dal laboratorio dell’IC “Khimtest” Mendeleev , sono stati trovate tracce di petrolio, acidi grassi, cloro e altri composti. Altre analisi hanno permesso di individuare tracce di disolfuro di diallile, potenzialmente legato ai biopesticidi, nonché composti del gruppo terpenico, derivati ​​di acidi grassi ed esaetilenglicole.

Anche nei campioni è stata stabilita la presenza di un numero di metalli, inclusi composti di mercurio, boro, vanadio, selenio alla massima concentrazione consentita. Non sono stati identificati cianuri o pesticidi organoclorurati. Si tratta di risultati preliminare, ne seguiranno altri.

“Ad oggi, nessuno dei composti identificati nei campioni provenienti da agenzie governative o da Greenpeace da solo o nelle concentrazioni rilevate potrebbe causare le gravi conseguenze osservate. Ciò significa che nella ricerca della causa della catastrofe ecologica, rimangono entrambe le versioni, sia tecnogeniche che naturali. Il programma di ricerca e campionamento continua, poiché nessuna versione spiega cosa sia successo fino ad oggi” spiega Greenpeace.

Quindi non si sa ancora se sia dovuto a uno sversamento di sostanze chimiche, probabilmente legate ad acque reflue industriali e domestiche, o alla fioritura algale.

“Durante la ricerca delle cause di quanto accaduto in Kamchatka, sono stati scoperti numerosi oggetti pericolosi che, se non ora, poi in futuro, potrebbero causare nuovi problemi ambientali nella regione. Indipendentemente dai risultati della ricerca, le autorità regionali e federali dovrebbero iniziare ad attuare un programma per eliminare i danni ambientali accumulati nel territorio della Kamchatka. È necessario identificare e verificare tutte le fonti note di possibile assunzione di inquinanti e prevenire danni futuri” ha detto Vasily Yablokov.

Ma ieri Greenpeace ha completato un’altra spedizione nell’area e i risultati sono stati sconvolgenti:

“Questa volta abbiamo esaminato l’area vicino all’isola di Utashud, nel sud della penisola. Qui gli esperti hanno registrato una massiccia morte di organismi. Quelli raccolti dai campioni di fondo, acqua e suolo avevano un odore pungente di decomposizione. Solo pochi individui erano vivi, ma il loro comportamento era strano. I granchi eremiti erano senza guscio, le stelle marine giacevano in posizioni innaturali e si muovevano lentamente, e chitoni e cozze non reagivano all’impatto fisico” ha detto Hovhannes Targulyan.
Gli animali continuano a morire e non si sa perché.

Clicca qui per firmare la petizione

Fonti di riferimento: Greenpeace Russia, TheMoscowTimes,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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