La diga indiana di Sardar Sarovar: una catastrofe umana e ambientale di cui nessuno parla

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Dopo anni di lotte, la corte suprema indiana ha autorizzato la costruzione della diga di Sardar Sarovar che dal 2000 in poi ha distrutto la vita di migliaia di persone, che hanno dovuto abbandonare le loro terre e da allora non hanno mai ricevuto giustizia, senza considerare i danni ambientali. 

Ancora oggi, a 4 anni dall’inizio dell’apertura della diga di Sardar Sarovar, ancora non c’è giustizia per oltre migliaia e migliaia di persone rimaste senza casa, di cui molti vivevano in 193 villaggi nel Madhya Pradesh sommersi a causa di un progetto ritenuto scellerato.

La diga di Sardar Sarovar ha un ruolo significativo nella storia dei diritti ambientali dell’India. Si tratta di una delle trenta dighe dell’imponente progetto di sviluppo della valle del fiume Narvada, risalente agli anni ’80.

Il Narmada è un grande fiume che nasce nei Ghati orientali, nello stato del Madhya Pradesh, nell’India centrale. Il progetto della grande diga di Sardar Sarovar, costruita sul fiume Narvada, a Kevadiya, nei pressi di Navagam (Gujarat), coinvolge quattro stati federati indiani: Maharashtra, Madhya Pradesh, Gujarat e Rajasthan. La diga ha convogliato acqua per irrigare le terre più aride situate a valle, nello stato del Gujarat. A monte della diga (nel Madhya Pradesh), però, ha formato un grande lago artificiale che ha causato la distruzione di coltivazioni e villaggi e costretto circa 250mila persone a fuggire dall’area. In particolare, circa 193 villaggi del Madhya Pradesh sono stati sommersi a causa del progetto e oltre 100.000 persone sono rimaste senza casa.

La suddetta diga, la cui costruzione è iniziata sotto il Primo Ministro Nehru nel 1961, è stata creata allo scopo di garantire alla popolazione elettricità, irrigazione e acqua potabile. Dal punto di vista ecologico, tuttavia, la costruzione di enormi dighe può determinare, ad esempio, la sommersione di ampie distese di foresta e la scomparsa della relativa fauna selvatica. Inoltre, la costruzione di grandi dighe incide sulla sopravvivenza dei pesci e contribuisce alla diffusione di malattie infettive legate all’acqua.

fiume-Narmada-diga

@Varun.Gupta/Shutterstok

La protesta è iniziata nel 1977 per iniziativa degli abitanti dei villaggi della regione di Nimand, nel Madhya Pradesh.

Medha Patkar, attivista sociale indiana, si è adoperata per la legittima riabilitazione degli sfollati colpiti dal disastro. Il governo aveva inizialmente proposto una politica di “terra in cambio di terra” per coloro che si opponevano alla costruzione delle dighe, ma i terreni coltivabili da destinare alla riabilitazione non erano disponibili negli stati indiani interessati (Madhya Pradesh e Gujarat).

È proprio attorno al Sardar Sarovar che nel 1989 è nato un movimento di resistenza, il Narmada Bachao Andolan (NBA) (“Movimento per salvare il fiume Narmada”), che si è diffuso anche in altre parti dell’India.

Il movimento pacifico di protesta ha ripreso vigore nei dieci anni successivi, quando i manifestanti hanno iniziato a bloccare le strade, a tenere riunioni pubbliche, a manifestare e ad indire scioperi della fame. I suoi principali esponenti sono stati ripetutamente molestati, picchiati e incarcerati. Molti residenti hanno deciso di opporre resistenza, decidendo di non lasciare le proprie case anche se rischiavano di essere travolti dalle acque della diga. In un’altra protesta localizzata, gli abitanti del villaggio di Badwani hanno sradicato i contrassegni di pietra dall’area di sommersione della diga, gettandoli fuori dalla giurisdizione dello stato del Madhya Pradesh.

Il movimento NBA ha intentato una causa di interesse pubblico (PIL) presso la Corte Suprema indiana, ponendo l’accento sull’annoso problema del degrado ambientale causato dalla costruzione della grande diga sul fiume Narmada. In particolare, il movimento sosteneva che il nulla osta ambientale concesso per la costruzione della diga di Sardar Sarovar non avesse basi solide, in assenza di adeguati studi.

Il Ministero dell’Ambiente aveva infatti concesso un’autorizzazione condizionale e provvisoria, in previsione di futuri studi ambientali e piani di riadeguamento del progetto. Di conseguenza, il movimento NBA proponeva di vincolare l’approvazione del progetto alla conclusione di approfonditi studi. Nell’ottobre 2000, però, la Corte Suprema ha autorizzato la costruzione della diga, ignorando la centralità dei diritti ambientali quali diritti umani universali, e condannando migliaia di persone alla povertà estrema e all’emarginazione sociale.

Fonte: Sardar Sarovam Dam

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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