I paesi a rischio desertificazione nella UE. Ecco quali sono

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Il degrado del suolo, l’eccessivo sfruttamento dei terreni, le costruzioni abusive e i cambiamenti del clima sono le cause principali del fenomeno mondiale della desertificazione, che ormai ha contagiato tutti i Paesi del mondo. Anche l’Europa.

A rischiare di brutto sono soprattutto Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Lettonia, Romania, ma anche Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro, Slovenia e naturalmente l’Italia.

A mettere nero su bianco questo inquietante quadro sono stati i partecipanti ad una riunione ministeriale all’Onu, dove è stato lanciato l’allarme per un’azione risolutiva ed efficace a favore delle zone più aride del Pianeta.

Nella stessa Ue – ha detto il commissario Ue allo Sviluppo, Andris Piebalgs12 Stati membri si sono dichiarati paesi colpiti con aree consistenti già soggetti al degrado del suolo. Con i cambiamenti climatici nei prossimi decenni c’é il serio pericolo che questo diventi un fenomeno molto più diffuso“.

Ad accentuare il fenomeno in Europa è anche il cambiamento climatico e la diminuzione delle precipitazioni, con la conseguente scarsità di acqua, che porta alla sterilità dei terreni.
Per combattere questo fenomeno, Bruxelles è scesa in campo – insieme al governo tedesco e alla Convenzione Onu – contro la desertificazione (Unccd) per lanciare la “Economics of land degradation” (Eld), ovvero una valutazione del degrado dei suoli che includa i costi del fallimento della prevenzione del peggioramento della condizione dei terreni e i benefici economici di politiche di gestione sostenibile della risorsa.

Tendiamo a considerare i suoli – ha aggiunto il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik – come un bene garantito. Ma il suolo è una risorsa ‘non rinnovabile’ che potrebbe finire o diventare troppo povera se non ce ne prendiamo cura. Siamo tutti colpiti dal degrado delle terre, in maniera diretta o indiretta, ma avere un’idea dei suoi costi attuali è un’ottima iniziativa“.

L’obiettivo è lanciare quindi nuovi strumenti non solo per identificare e riconoscere il problema, ma anche per quantificare i costi della mancata prevenzione del fenomeno e i benefici di una corretta gestione delle risorse.

Verdiana Amorosi

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook