Allagare i deserti per fermare il riscaldamento globale: l’assurdo e terribile piano

allagare il deserto

E se si potessero allagare i deserti per frenare l’aumento globale delle temperature? Immaginiamo di riversare miliardi di litri d’acqua in un’area grande la metà del Sahara. Una superficie molto estesa e calda in cui far crescere alberi e alghe in grado di produrre ossigeno. Non è uno scherzo ma l’idea di Y Combinator, società della Silicon Valley.

L’idea sarebbe quella di creare milioni di micro-serbatoi quadrati da 0,4 ettari per far crescere abbastanza alghe da inghiottire tutto il biossido di carbonio che altera il clima della Terra. Come? Prelevando miliardi di litri d’acqua dall’oceano e desalinizzandola. Un rimedio estremo contro il riscaldamento globale.

La proposta di Y Combinator nasce da un punto su cui ormai gli scienziati che si occupano di clima sono d’accordo: l’umanità ha bisogno di andare oltre il rallentamento della produzione di anidride carbonica e deve iniziare a rimuovere i livelli in eccesso dei gas che affaticano l’atmosfera terrestre.

Y Combinator, che ha contribuito a finanziare Airbnb, Dropbox e Reddit, ha chiesto lo scorso mese agli innovatori di presentare proposte specifiche sulle inondazioni nel deserto e altri tre piani “estremi” per ridurre le concentrazioni di gas serra. La minaccia esistenziale posta dal cambiamento climatico richiede anche la ricerca di soluzioni che la stessa società di investimento ha ammesso potrebbe essere “rischiosa, non dimostrata, persino improbabile che funzioni“.

Con un capitale illimitato e la volontà politica – entrambi al momento assenti – gli esperti hanno affermato che il programma avrebbe la possibilità di ridurre i pericolosi livelli di gas serra. Ma mentre credono che la crisi climatica sia diventata abbastanza grave da considerare anche le opzioni estreme,hanno messo in guardia contro gli interventi che potrebbero creare tanti problemi quanti ne risolvono.

“Non vogliamo che ciò avvenga esclusivamente a scopo di lucro”, ha dichiarato Greg Rau, scienziato della University of California, Santa Cruz e parte del team che ha aiutato Y Combinator a richiedere questo genere proposte. “Stiamo cercando di aiutare il pianeta, non solo per fare soldi. Quindi, prima abbiamo bisogno di questo tipo di ricerca e sviluppo, poi di supervisione e governance su come viene implementato tutto ciò”.

Il progetto consisterebbe nell’inondare 688mila ettari di terra arida con pozze d’acqua profonde 2 metri. Solo per pompare l’oceano nell’entroterra e desalinizzarlo sarebbe necessaria una rete elettrica di gran lunga maggiore di quella che la Terra dedica ora a tutti gli altri usi. Con che impatto ambientale? E come verrebbe alimentata? I dubbi sono tanti.

“È deserto per una ragione”, ha detto Lynn Fenstermaker, professore di ricerca del Desert Research Institute del Nevada. “Inondarlo e poi tenere l’acqua lì, in un’area già arida con tutta l’evaporazione, è difficile da immaginare.”

I costi? Si parla di 50 bilioni di dollari, migliaia di miliardi da investire in quest’impresa oggi più vicina alla fantascienza che alla realtà. Qualora venisse portata avanti, gli effetti sarebbero devastanti per una serie ecosistemi. Alcune specie verrebbero spazzate a causa dell’eliminazione del loro habitat.

Abbiamo davvero bisogno di soluzioni così estreme per contrastare l’aumento globale delle temperature? Anche se l’Ipcc ha rivelato che occorre fare in fretta ricorrere a rimedi così drastici desta non poche preoccupazioni.

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Francesca Mancuso

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