Foreste addio entro il 2030? Ecco i polmoni verdi più a rischio

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Cambiamenti climatici: se la deforestazione non si ferma entro il 2030 perderemo fino a 170 milioni di ettari di foreste. Il WWF ha le idee ben chiare: quello che serve è un’ecoagricoltura che sia integrata nei processi della natura e elimini tutti gli sprechi. E invece la tendenza rimane ancora quella di incrementare le aree agricole distruggendo le foreste.

Nel suo ultimo report sulle foreste, rilasciato in occasione del meeting internazionale “Tropical Landscapes Summit: A Global Investment Opportunity” a Giacarta, in Indonesia, il WWF sostiene che, se non si interviene rapidamente per fermare questo trend, ci saranno pericolosi cambiamenti climatici e cospicue perdite economiche.

E non solo: entro il 2050 gli ettari persi potrebbero arrivare a 230 milioni mentre bisogna ridurre a zero questa perdita entro il 2020 per sopravvivere. Undici luoghi in tutto il mondo – di cui 10 nei tropici – entro il 2030 rappresenteranno oltre l’80% della perdita di foreste a livello globale.

Ecco i polmoni verdi più a rischio:

– Amazzonia
– Foresta atlantica e Gran Chaco
– Borneo
– Cerrado
– Choco-Darien
– Africa Orientale
– Australia orientale
– Greater Mekong
– Nuova Guinea
– Sumatra
– Bacino del Congo dove si concentrerà la campagna di raccolta fondi del WWF Italia in maggio

Immaginate un bosco che si estende in tutta la Germania, la Francia, la Spagna e il Portogallo spazzato via in soli 20 anni –dice Isabella Pratesi, Direttore programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia -. Stiamo cercando di salvare le comunità e le culture che dipendono dalle foreste, e garantire che queste continuino ad immagazzinare carbonio, filtrare la nostra acqua, fornire legname e l’habitat per milioni di specie“.

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Le cause di tutto ciò? L’allevamento commerciale, la produzione di olio di palma e di soia, l’invasione di attività agricole che tagliano e bruciano le foreste, il taglio insostenibile e la raccolta della legna. È per questo che il WWF proprone un’ecoagricoltura che si integri nei processi circolari della natura e che elimini gli sprechi alimentari, lasciando il tempo che trova all’incremento delle aree agricole e pascolive che distruggono di fatto le foreste ancora esistenti.

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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