Da New Delhi a Bangkok, le immagini che mostrano le città più inquinate del mondo prima e dopo la quarantena

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A prima vista sembra l’aria fresca e pulita delle Alpi ma quelle ritratte in queste foto sono alcune delle più grandi e inquinate città del mondo. Fino a poche settimane fa, la loro aria era irrespirabile, satura di smog e di polveri sottili ma il lockdown ha letteralmente ripulito città come Delhi e Bogotà, di solito soffocate dai veleni.

La quarantena mondiale sta facendo respirare la Terra cambiandone il volto, deturpato dalle attività umane. Sì, ci siamo fermati, abbiamo rallentato i ritmi, abbiamo smesso di usare l’auto, gli aerei sono a terra così come gran parte della produzione industriale. Tutto ciò ha contribuito a ridurre l’inquinamento.

Delhi, India

Sui gruppi di WhatsApp di Delhi dalla scorsa settimana circolano queste immagini accompagnate da messaggi di incredulità. Fino a qualche settimana fa, i cittadini controllavano l’indice della qualità dell’aria prima di uscire di casa ma oggi non riescono a credere ai loro occhi: è scomparso il familiare alone rosso minaccioso, che indicava come ogni respiro fosse solo un’esplosione tossica sui polmoni, sostituita invece da un verde sano e allegro.

Da due settimane l’India si è fermata per contenere il coronavirus ma pochi giorni di stop sono bastati anche per vedere le vette dell’Himalaya da una distanza di 200 km. E Delhi, la città più inquinata del mondo, sta respirando l’aria più “fresca” che la capitale abbia sperimentato negli ultimi decenni.

delhi

© Guardian

Sta accadendo anche a Bangkok, Pechino, San Paolo e Bogotà, dove sono state imposte diverse restrizioni per il coronavirus, che si sono tradotte in un calo senza precedenti dell’inquinamento, beffando però gli abitanti che non possono beneficarne se non dalle finestre e dai balconi.

bangkok

© Guardian

La capitale thailandese, Bangkok, che solo il mese scorso aveva chiuso le scuole a causa dell’inquinamento, ha subito un’analoga trasformazione nella qualità dell’aria:

“Possiamo vedere un grande divario tra gli standard di qualità dell’aria che abbiamo rispetto a quelli dell’anno scorso”, ha confermato Tara Buakamsri, direttore di Greenpeace Thailandia.

San Paolo, Brasile

Dall’altra parte del mondo, la città più popolosa del Sud America, San Paolo vanta strade vuote e silenziose e cieli tersi invece delle code di traffico accompagnate da orizzonti tutt’altro che limpidi. Durante le ore di punta nei giorni feriali, l’autostrada sopraelevata João Goulart del centro di San Paolo – soprannominata Minhocão,- normalmente si riempie di traffico ma con il lockdown, ora assomiglia al viale di una piccola città invece, non alla strada principale di una metropoli di 12 milioni di abitanti.

san paolo

© Guardian

“L’aria è sicuramente migliore”, ha dichiarato Daniel Guth, consulente per la mobilità urbana. “Ho sentito il miglioramento della qualità dell’aria sia come ciclista che come cittadino in quarantena. Dovremmo usare questo come un momento per riflettere su quali metodi di trasporto dovremmo adottare al termine di questa crisi”.

Bogotà, Colombia

Bogotá, la tentacolare capitale della Colombia, solitamente è immersa in una nube di smog prodotta dal grande traffico ma da quando la quarantena nazionale ha preso piede il 24 marzo, la qualità dell’aria è nettamente migliorata.

“Senza dubbio questa pandemia ci sta aiutando a migliorare la qualità dell’aria”, ha dichiarato Carolina Urrutia, segretaria ambientale del distretto di Bogotá. “Con la città chiusa, siamo in grado di concentrare i nostri sforzi su altri fattori ambientali”.

bogotà

© Guardian

Cali, la terza città della Colombia, una metropoli altrettanto inquinata, è stata risparmiata anche dagli incendi boschivi che solitamente la colpiscono.

Tuttavia, il timore è che, una volta finito il blocco e rientrata l’emergenza, l’inquinamento possa tornare presto ai vecchi livelli, se non addirittura a livelli peggiori. L’industria potrebbe voler recuperare il tempo perso ma oggi i residenti i godono il momento tornando a respirare aria pulita e ad ammirare cieli azzurri.

Fonti di riferimento: Guardian

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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