Cyber piante amiche dell’ambiente: dei sensori nei vegetali artificiali controlleranno il clima

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Cyber-piante per controllare il clima: in futuro, i cambiamenti climatici e il tasso di inquinamento potranno i essere registrati tramite piante artificiali provviste di speciali dispositivi di controllo. Le piante, in pratica, possono essere usate come “biosensori” low cost per monitorare fattori ambientali come la qualità del suolo e dell’aria.

Si tratta dell’ambizioso progetto PLEASED, che sta per “Plants Employed As Sensing Devices”, cofinanziato dall’Ue e guidato dall’azienda italiana WLAB con la collaborazione dell’Università di Firenze e altri partner inglesi e spagnoli. Progetto che ha ricevuto oltre un milione di euro di fondi europei tramite il programma Future and Emerging Technologies (FET).

Obiettivo è quello di posizionare le cyber-piante vicino a quelle vere in varie zone del mondo e analizzare in questo modo le informazioni provenienti dai sensori dei vegetali artificiali e confrontarli con le analisi chimiche fornite dalle piante naturali. Lo studio, infatti, parte dall’assunto che le piante hanno capacità di rilevamento sorprendenti e significative. Per esempio, ogni singolo apice della radice può contemporaneamente e continuamente monitorare molti parametri chimici e fisici.

pleased piante

Esattamente come il cervello umano, spiegano gli scienziati, anche le piante producono segnali elettrici in risposta agli stimoli esterni. Ma mentre abbiamo già gli strumenti per il monitoraggio dell’attività elettrica del cervello, i meccanismi di segnalazione che arrivano da e alle piante sono ancora poco comprensibili.

Ci sono prove che le piante reagiscono ai danni circostanti, ai parassiti, agli agenti inquinanti, ai prodotti chimici, acidi e a alle alte temperature“, afferma Andrea Vitaletti, coordinatore del progetto.

È per questo che sarà possibile utilizzare le piante come “biosensori” per misurare una serie di parametri chimici e fisici, come l’inquinamento, la temperatura, l’umidità, la luce solare, la pioggia acida e la presenza di sostanze chimiche in agricoltura biologica.

Una volta innestati in una pianta, quindi, questi micro sensori saranno in grado di produrre un’analisi ambientale di specifici dati, compreso il monitoraggio dell’ozono in tempo reale. Un vero e proprio feedback sull’ambiente consentendo alle piante di agire come sensori sostenibili.

Le piante possono contribuire a fornirci uno strumento valido per comprendere e monitorare meglio il nostro ambiente, poi cambiarlo spetta a noi,” conclude Vitaletti.

Germana Carillo

Foto: Pleased

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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