Il crollo del ghiacciaio Himalayano poteva essere previsto: l’allarme dello studio del 2019

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È un nesso terribile, seppure nella sua cruda logicità: la costante perdita del ghiacciaio himalayano è soltanto dovuta alle temperature in aumento. Quello stesso nesso che ha portato il ghiacciaio dell’Uttarakhand a crollare rovinosamente ieri in un fiume a nord dell’India, innalzando il livello dell’acqua e provocando un’inondazione che ha spazzato via una diga idroelettrica e costretto all’evacuazione.

Ad oggi sono 19 i corpi recuperati e 150 ancora i dispersi, mentre le operazioni di soccorso proseguono senza sosta.

La frana del ghiacciaio è avvenuta presso l’impianto di energia idroelettrica di Rishiganga dopo che una parte del ghiacciaio Nanda Devi si era staccata nella zona Tapovan di Joshimath nel distretto di Chamoli di Uttarakhand, domenica mattina, e ha danneggiato la diga Rishiganga sul fiume Alaknanda.

Lasciano pensare le parole del Primo Ministro Trivendra Singh Rawat che ha subito visitato il distretto di Chamoli e  che in un tweet ha scritto:

“[…] Le nostre operazioni di soccorso continuano a pieno ritmo e stiamo ricevendo aiuto da tutti i settori. Chiedo a tutti di non utilizzare questo disastro naturale come motivo per costruire una narrativa contro lo sviluppo”.

Una “richiesta” che decisamente cozza con le polemiche della maggioranza degli esperti, secondo cui il disastro è legato alla costruzione della diga che sta compromettendo la natura dell’Himalaya.

Gli studi del 2019

Disastro peraltro preannunciato, se solo si considera che uno studio pubblicato nel 2019 aveva avvertito che i ghiacciai himalayani si sono sciolti due volte più velocemente dall’inizio di questo secolo a causa proprio del climate change.

Lo studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha coperto 40 anni di osservazioni satellitari in India, Cina, Nepal e Bhutan e indica come il cambiamento climatico stia mangiando i ghiacciai dell’Himalaya, mostrando che i ghiacciai hanno perso l’equivalente della metà del ghiaccio ogni anno dal 2000, il doppio della quantità di scioglimento avvenuta dal 1975 al 2000.

I dati indicano che la colpa dello scioglimento è dell’aumento delle temperature, che variano da luogo a luogo, ma dal 2000 al 2016 sono state in media di un grado Celsius più alte di quelle dal 1975 al 2000. I ricercatori hanno analizzato le immagini satellitari ripetute di circa 650 ghiacciai che si estendono per 2mila chilometri da ovest a est.

Molte delle osservazioni del XX secolo provenivano da immagini fotografiche declassificate scattate dai satelliti spia statunitensi. I ricercatori hanno così creato un sistema automatizzato per trasformarli in modelli tridimensionali che potrebbero mostrare le altitudini mutevoli dei ghiacciai nel tempo e hanno quindi confrontato queste immagini con i dati ottici successivi al 2000 provenienti da satelliti più sofisticati, scoprendo che dal 1975 al 2000 i ghiacciai di tutta la regione hanno perso una media di circa 0,25 metri di ghiaccio ogni anno a fronte di un leggero riscaldamento.

Lo studio mostra che “anche i ghiacciai nelle montagne più alte del mondo stanno rispondendo all’aumento della temperatura dell’aria globale causato dalla combustione di combustibili fossili“, hanno concluso.

D’altronde, già un altro studio dello stesso anno aveva concluso che, nella migliore delle ipotesi, anche se riusciremo a ridurre le emissioni di carbonio e a limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C, il 36% dei ghiacciai lungo la catena Hindu Kush e Himalaya sarà scomparso entro il 2100. La situazione sarà ancora più grave se non ridurremo le emissioni: la perdita sarà pari a due terzi.

Fonti: Indian Express / Science Advances

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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