@Copernicus

La crisi climatica è un problema (anche) dell’Italia. No, non siamo affatto al sicuro

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Da anni parliamo della crisi climatica, raccontiamo come il riscaldamento globale stia alterando gli equilibri terrestri, minacciando di fatto la nostra vita. Finora la percezione comune era quella di un problema che non ci riguardava da vicino, ma è sempre più chiaro anche agli occhi dei più scettici che non è affatto così.

Impossibile negare l’evidenza. Le nostre emissioni hanno alterato in modo evidente gli equilibri climatici terrestri innescando una crisi globale probabilmente senza ritorno. Forse eravamo meno sensibili quando si parlava di isolotti del Pacifico cancellati per sempre dall’innalzamento dei mari, o degli orsi polari affamati e privati del loro habitat glaciale, ma la crisi climatica è sempre stata anche un nostro problema.

Ora però il clima che cambia è venuto a bussare violentemente alle nostre porte. Lo dimostra quando sta accadendo in Canada e nell’Ovest degli Stati Uniti, zone temperate e anche più “fresche” rispetto all’Italia. Eppure lì, nei giorni scorsi, si è consumata un’imponente tragedia umana e ambientale. Le temperature da record, raggiunte in alcune zone del Canada e dell’Ovest degli Stati Uniti, hanno ucciso centinaia di persone e innescato un incendio dopo l’altro, compresa una terribile invasione di cavallette.

L’ondata di calore senza precedenti si è abbattuta in particolare nella British Columbia, la provincia più occidentale del Canada, dove il termometro non era mai salito sopra i 45 gradi. Ma gli ultimi giorni di giugno hanno fatto registrare un record dopo l’altro, raggiungendo la paurosa temperatura di 49,6 °C.

Tutta colpa della cupola di calore

Negli Usa e in Canada si è verificato un fenomeno anomalo, noto come “cupola di calore” o heat dome. Di fatto, un sistema di alta pressione si è posizionato al di sopra della zona intrappolando l’aria calda e contemporaneamente impedendo alle correnti fresche marine di attenuare il calore.

Possiamo immaginarlo come un pentolone di acqua che ribolle col coperchio chiuso: un sistema che spinge l’aria calda verso il suolo comprimendola, e contribuendo a innalzare ulteriormente le temperature. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), tali cupole di calore si formano con maggiori probabilità su Canada e Nord America negli anni caratterizzati dal fenomeno climatico della Niña, come il 2021.

cupola calore noaa

@Noaa

Ma non è la presenza della cupola la vera anomalia, quanto la frequenza con cui questo fenomeno si sta verificando.

Gli studi hanno rilevato un aumento del gradiente di temperatura dell’Oceano Pacifico a causa del riscaldamento globale, il che suggerisce il potenziale futuro per ondate di calore ancora più frequenti, spiega la Noaa

Il climatologo Michael E. Mann ha spiegato, in un’intervista al New York Times, che il riscaldamento globale fa sì che le ondate di calore siano più lunghe, più frequenti, con temperature più elevate e su aree più estese rispetto a quanto accadeva in passato. Solo considerando l’ultimo decennio, dal 2010 al 2020, sono state tre volte più spesso rispetto agli anni ’60. E ciò ci riguarda direttamente visto che nell’emisfero settentrionale, hanno interessato il 25% di superficie terrestre in più rispetto agli anni ’80.

Tutto collegato, dal riscaldamento dei poli alle cupole di calore

Purtroppo anche la presenza sempre più frequente delle cupole di calore è associata al riscaldamento dell’Artico. Mano a mano che il contrasto di temperatura tra il freddo nord e le calde zone subtropicali diminuisce, la corrente a getto rallenta e, in alcuni casi, si creano le condizioni che portano alla loro formazione e al fatto che esse rimangano bloccate nella stessa posizione su una singola regione e per periodi sempre più lunghi.

Purtroppo i numeri non lasciano ben sperare sia al Polo Nord che al Polo Sud. Nell’Artico, nei giorni scorsi sono state registrate temperature molto elevate. Secondo la missione di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus, le temperature al Circolo Polare Artico hanno raggiunto nuovi record a causa di una persistente ondata di calore che si sta abbattendo sulla Siberia. Anche il villaggio di Babbo Natale ha sfiorato i 34°C.

E quello che una volta era considerato il continente ghiacciato, l’Antartide, in questi giorni ha toccato punte di 18,3°. Sono quasi 3°C in più negli ultimi 50 anni, come ha denunciato la World Meteorological Organization (WMO).

Da un Polo all’altro, passando per le zone equatoriali non va di certo meglio. Qui, tra Cuba e la Florida proprio in questi giorni si sta abbattendo una nuova tempesta tropicale che ha già provocato vittime e danni soprattutto nelle isole dei Caraibi. Si tratta di fenomeni sempre più frequenti e ai quali dovremo abituarci.

I rischi per l’Italia

No, non siamo affatto al sicuro. Inutile illuderci. Se anche Canada e Usa, a latitudini più alte rispetto alla nostra, stanno letteralmente bruciando non possiamo dormire sonni tranquilli. Una recente ricerca, una delle più grandi e importanti mai effettuate in Italia, ha lanciato l’allarme: Venezia rischia di essere definitivamente cancellata dall’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici. Lo stesso studio ha stimato un’imponente perdita dei ghiacciai alpini.

D’altronde, altre ricerche hanno già scoperto che i cambiamenti climatici nel Mediterraneo sono più gravi di quanto ipotizzato. Nel giro di pochi anni, le precipitazioni estive potrebbero ridursi del 10-30% in alcune regioni, incrementando così la carenza idrica esistente e diminuendo la produttività agricola, in particolare nei paesi del sud come l’Italia.

Le richieste di acqua per l’irrigazione dovrebbero aumentare tra il 4 e il 18% entro la fine del secolo. La crescita della popolazione può aggravare questi numeri fino al 22-74%. Anche lo sviluppo del turismo, le nuove industrie e lo sprawl urbano possono aumentare l’inquinamento delle acque.

Per non parlare degli eventi estremi, sempre più frequenti, con alluvioni, uragani, fioriture fuori stagione. Inondazioni, siccità, carestie, parassiti, malattie, sfollamenti: ecco i principali effetti dei cambiamenti climatici con cui saremo costretti a fare i conti nella zona del Mediterraneo, in un futuro molto vicino.

L’Italia non è al sicuro. Non è catastrofismo, sono i fatti a parlare purtroppo. E non possiamo più far finta di niente. Noi, certamente. Ma soprattutto chi ci governa… 

LEGGI anche:

 

 

 

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
Schär

Schär, alla scoperta di un mondo fatto di cereali e qualità

Instagram

Seguici anche su Instagram, greenMe sempre a portata di mano

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook