Muoiono i coralli del Golfo Messico: è colpa della Deepwater Horizon

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Sono passati quasi due anni da quel 20 aprile del 2010 in cui esplose la piattaforma petrolifera “Deepwater Horizon” dell’inglese British Petroleum, a largo del , e i coralli che vivono a circa 7 km a sud ovest dal luogo del peggior disastro petrolifero mai accaduto sul pianeta hanno subito danni evidenti e irreversibili. Lo rivelano una meticolosa analisi chimica dei campioni prelevati a partire dalla fine del 2010 e le prove fotografiche di uno studio coordinato dalla Penn State University e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, che documenta la lenta morte di queste oasi vitali per la vita marina nelle profondità oceaniche fredde.

Le 54 colonie di corallo danneggiate, una volta colorate e splendenti e ora marroni e opache, erano state scoperte già nel mese di ottobre 2010 dagli scienziati, ma ci sono voluti altri due anni per chiarire che esiste un legame ben definito con la fuoriuscita degli oltre 200 milioni di galloni di petrolio. Ben l’86% degli antozoi sono stati danneggiati, mentre tra loro 10 colonie hanno mostrato segni di grave stress sul 90% della superficie.

L’esame dei fondali, condotto dal robot sottomarino teleguidato Alvin dell’Agenzia Usa per l’atmosfera e gli oceani ha permesso di scoprire che a una profondità di quasi 1.300 metri queste comunità di coralli erano ricoperte da un materiale flocculento marrone, con evidenti segni di danneggiamento dei tessuti. “Era come un cimitero di coralli“, ha detto Erik Cordes, un biologo alla Temple University. Charles Fisher, biologo della Penn State University, ha spiegato poi che il recupero del sito danneggiato sarebbe estremamente lento: “Le cose accadono molto lentamente nel mare profondo, le temperature sono basse, le correnti sono basse, gli animali vivono per centinaia di anni e muoiono lentamente. Ci vorrà un po’ per conoscere il risultato finale di questa esposizione“.

Ciò che ora è certo, dal momento che la fonte della contaminazione è stata ricondotta non a infiltrazioni naturali del Golfo, ma all’incidente del pozzo Macondo, è che l’unica colpevole di questo disastro è la British Petroleum, che fino a oggi non ha commentato la ricerca. E così come è stato individuato questo sito, concludono i ricercatori, molti altri coralli non ancora individuati potrebbero essere stati danneggiati allo stesso modo. E vista l’importanza di questi habitat vivaci e colorati per la flora e la fauna marina, bisogna davvero iniziare a preoccuparsi seriamente.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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