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Con l’Atlante dell’Invisibile svelato il volto della crisi climatica che non si vede a occhio nudo

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Con il loro Atlante, questi due ricercatori inglesi hanno scomposto la crisi climatica in otto fenomeni, per dimostrare che il problema va ben al di là di ciò che vediamo

Buona parte della crisi climatica non si vede. Come un iceberg di cui riusciamo a vedere solo la punta, mentre tutto il corpo resta sommerso, anche molte delle conseguenze dei danni inflitti al Pianeta sono difficili da osservare ad occhio nudo. Clima impazzito, incendi, scioglimento dei ghiacciai sono i segnali più evidenti e visibili del fatto che il Pianeta è in affanno e che bisogna correre ai ripari subito, ma ci sono anche dei segnali più subdoli, nascosti, che solo con uno sguardo retrospettivo si mostrano in tutta la loro gravità.

È quello che hanno provato a dimostrare il geografo James Cheshire e il designer Oliver Uberti nel loro libro Atlante dell’Invisibile, avvalendosi di dati storici, misurazioni effettuate nel corso degli anni ed immagini satellitari. Otto sono le linee guida principali su cui i due ricercatori si sono mossi. Vediamone alcune:

Turbolenze d’aria. Sono sempre più frequenti e gravi gli incidenti aerei connessi alle turbolenze, che non possono essere evitate vista l’assenza di tecnologie adatte a visualizzarle nell’aria. Tutto ciò che viene attualmente messo in atto è una maggiore formazione di piloti e controllori, per fare in modo che questi siano sempre più in grado di fronteggiale l’eventualità di una turbolenza sulla loro rotta.

Scioglimento dei ghiacciai. Oltre alla calotta della Groenlandia (che mostra 5.000 giga-tonnellate di ghiaccio in meno rispetto a vent’anni fa), sono quasi 100 i ghiacciai al mondo che stanno sparendo. Parte del problema è che, una volta iniziato il processo di scioglimento, è difficile arrestarlo, perché si creano delle ‘piscinette’ di ghiaccio sciolto (ovviamente a una temperatura superiore a 0°C) che minano la stabilità del ghiacciaio stesso, ammorbidendo il ghiaccio ed aumentandone la temperatura superficiale.

(Leggi anche: Scioglimento dei ghiacciai a ritmo record. In soli 20 anni persa un’area grande quanto il Regno Unito)

Oceano in tempesta. La mappa presente nell’atlante mostra tutti gli oceani del mondo come un’unica massa d’acqua interconnessa. Negli ultimi 50 anni, questa massa ha trattenuto più gas serra di quanto fossero le sue capacità di assorbimento, con il risultato che la temperatura superficiale delle acque sta aumentando rapidamente. Si pensi che nel 2019 le acque dell’Artico hanno superato la loro temperatura storica di 7°C. Acque più calde emettono più umidita nell’aria e ciò danneggia le correnti atmosferiche portando a tempeste marine più forti e più lente: il numero dei cicloni tropicali è quindi aumentato in tutto il mondo.

Incendi. Visti dai satelliti, gli incendi sembrano vere e proprie cicatrici sulla superficie terrestre. Oltre a danneggiare ambienti naturali, uccidendo piante e animali, rendono l’aria irrespirabile e le temperature sempre più alte. Si pensi, per esempio, ai fuochi che hanno devastato la Siberia nell’estate di quest’anno, che hanno fatto registrare temperature di 38°C nella regione.

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Fonte: The Guardian

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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