La CO2 nell’atmosfera supera 420 PPM per la prima volta, record negativo che dovrebbe allarmarci tutti

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La concentrazione di anidride carbonica atmosferica ha superato le 420 parti per milione per la prima volta nella storia lo scorso fine settimana, secondo una misurazione effettuata all’Osservatorio di Mauna Loa delle Hawaii.

Quando la stazione di ricerca della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha iniziato a raccogliere le misurazioni di CO2 alla fine degli anni ’50, la concentrazione di CO2 atmosferica si attestava a circa 315 PPM. Ebbene, sabato, la media giornaliera è stata fissata a 421,21 PPM, un numero che non era mai stato così alto nella storia umana.

Non si tratta di un dato inaspettato, anzi. Già lo scorso gennaio una ricerca condotta dal Met Office del Regno Unito stimava che i livelli di CO2 atmosferica nel 2021 sarebbero del 50% superiori al valore medio del XVIII secolo, ossia l’inizio della rivoluzione industriale.

Leggi: Nel 2021, la CO2 atmosferica potrebbe raggiungere il 150% dei livelli preindustriali

Insomma, lo sapevamo bene. Ma nessuno ha fatto niente. Siamo di fronte a una pietra miliare sconcertante nel riscaldamento del pianeta indotto dall’uomo, a metà del nostro percorso verso il raddoppio dei livelli di CO2 preindustriali. Questo significa che abbiamo superato il punto medio tra i livelli di CO2 preindustriali, intorno a 278 PPM, e il raddoppio di questa cifra, 556 PPM.

L’attivista per il clima Greta Thunberg ha preso atto dei dati, descrivendoli come “veramente rivoluzionari, ma non in senso positivo”.

Oltre al record negativo di 421 PPM raggiunto sabato, i livelli negli ultimi due mesi, superiori a 417 PPM, segnalano che la concentrazione media annuale dovrebbe superare i 416 PPM.

La crescente concentrazione di CO2 atmosferica – che aumenta la temperatura media globale e il numero e la gravità degli eventi meteorologici estremi – è una tendenza a lungo termine, che corrisponde esattamente all’ascesa del capitalismo alimentato dai combustibili fossili. Ma ha subito un’accelerazione particolarmente rapida dagli anni ’70, come fa notare il meteorologo statunitense Steve Bowen.

Si prevede che il raddoppio della CO2 atmosferica farà aumentare la temperatura della Terra da 2,6 a 4,1ºC al di sopra delle medie preindustriali. E anche se le emissioni di gas serra (GHG) dovessero precipitare dall’oggi al domani, il pianeta continuerebbe a riscaldarsi per gli anni a venire. Perché il riscaldamento che il mondo sta vivendo è il risultato di tutte le nostre emissioni dalla rivoluzione industriale, non solo delle nostre emissioni recenti (ed è anche per questo che i lockdown dovuti alla pandemia di coronavirus non hanno inciso sull’andamento generale).

Male, malissimo. E le cose andranno peggio. Molto peggio.

Fonte: Noaa

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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