Cina paladina? Ai paesi industrializzati il maggiore impegno nel ridurre le emissioni

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In vista della Conferenza sul clima che si terrà a Copenaghen, la Cina svela la sua posizione mettendo nero su bianco, in un documento, tutte le richieste da presentare a dicembre nel vertice dalla quale tutti si aspettano un  nuovo accordo post-Kyoto.

A renderlo noto, in una conferenza stampa oggi a Pechino, Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli esteri cinesi che, rispondendo ai giornalisti, ha fatto più volte riferimento alla nota diffusa dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme – una sorta di superministero dell’economia che guida le politiche cinesi sul clima – in cui si chiede ai Paesi industrializzati di ridurre del 40% le emissioni di gas inquinanti entro il 2020.

La Cina, come un moderno Robin Hood del clima,  invita le nazioni più ricche non solo ad eliminare quasi la metà il gas serra prodotto ogni anno, ma anche a cedere dallo 0,5 all’1% del proprio valore economico annuale per aiutare le altre nazioni ad affrontare il riscaldamento globale.

Il rapporto della Commissione, nel quale si auspica che i Paesi industrializzati “abbiano obiettivi quantificati per ridurre drasticamente le emissioni”,  fa seguito ad un documento inviato il mese scorso da Pechino alle Nazioni Unite. La Commissione sottolinea che sarà necessario ”assicurarsi che i Paesi sviluppati che non hanno firmato il protocollo di Kyoto si assumano i necessari impegni per la riduzione delle emissioni”, in un chiaro riferimento agli Usa.

Il bello è, però, che la Cina, a quanto pare, sarebbe il Paese che attualmente immette nell’atmosfera la maggior quantita’ di Co2, il gas prodotto dai combustibili fossili come il carbone, utilizzato nell’ 80% dell’energia che si consuma nel paese della Grande Muraglia.

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