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Chernobyl: le reazioni nucleari sembrano essere tornate a “bruciare”

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A 35 anni dal peggiore disastro nucleare della storia, le reazioni nucleari nella centrale di Chernobyl starebbero aumentando, bruciando masse di combustibile di uranio sepolte nel reattore che esplose nel 1986. Per questo, secondo quanto riporta Science, gli scienziati stanno monitorando la situazione, anche se per ora sembra che non ci sia alcun pericolo.

Questa situazione avrebbe messo in allerta gli scienziati ucraini, che adesso starebbero tentando di capire se le reazioni riusciranno a placarsi da sole o se sarà necessario un intervento per evitare altri pericolosi incidenti.

L’autore dell’articolo, Richard Stone, ha intervistato alcuni scienziati dell’ISPNPP e Neil Hyatt, chimico esperto di materiali radioattivi dell’Università di Sheffield.

“È come la brace in un barbecue” spiega Neil Hyatt, chimico dell’Università di Sheffield, esperto in rifiuti nucleari. Anche se al momento il fenomeno sembrerebbe essere sotto controllo, il rischio di ulteriori catastrofi è dietro l’angolo.

“Ci sono molte incertezze” – aggiunge Maxim Saveliev dell’Institute for Safety Problems of Nuclear Power Plants (ISPNPP). – “Ma non possiamo escludere la possibilità di un incidente.”

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Cosa sta accadendo nella centrale nucleare di Chernobyl

Il numero di neutroni starebbe infatti aumentando gradualmente, e sarebbe sempre più urgente capire come intervenire tempestivamente. Nel 2016 il reattore nucleare n.4 è stato coperto da un’enorme struttura d’acciaio chiamata New Safe Confinement, installata per smantellare la vecchia struttura e rimuovere il materiale radioattivo. Ma di quel reattore restano ancora circa 13mila tonnellate di “lava” radioattiva, mescolata ad altre componenti come sabbia e acido borico, gettati dagli elicotteri per sedare l’incendio e il rilascio della polvere radioattiva. E il 95% del nucleo del reattore distrutto nel 1986 è ancora lì. Non dimentichiamo, infatti, che ciò che è fuoriuscito dopo l’esplosione è soltanto una piccola parte.

Dall’installazione del New Safe Confinement, il livello dei neutroni è rimasto stabile nella maggior parte delle aree, ma in alcuni punti ha iniziato ad aumentare, fino a raddoppiare nella camera 305/2, che contiene tonnellate di corium (materiale simile alla lava che si viene a creare nel nocciolo di un reattore) sepolte sotto i detriti.

“Il timore è che la reazione di fissione acceleri in modo esponenziale, portando a un rilascio incontrollato di energia nucleare” mette in guardia Neil Hyatt. 

Come intervenire per evitare altri pericolosi incidenti?

Al momento intervenire è molto difficile, perché gli elevati livelli di radiazione nella camera 305/02 non permettono di avvicinarsi per mettere montare dei sensori. E neanche spruzzare nitrato di gadolinio sui detriti nucleari sembra una via praticabile poiché sono sepolti sotto il cemento.

Gli scienziati stanno valutando, quindi, l’idea di sviluppare un robot in grado di resistere alle radiazioni intense abbastanza a lungo da inserire cilindri di boro, che fungerebbero da barre di controllo e assorbirebbero i neutroni. Nel frattempo, l’Institute for Safety Problems of Nuclear Power Plants (ISPNPP) ha deciso di intensificare le attività di monitoraggio in altre due aree della centrale considerate a rischio. 

Fonte: Nature Science/ISPNPP

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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