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Chernobyl: 35 anni il disastro nucleare più grave di sempre, ma i terribili effetti sono ancora sotto gli occhi di tutti

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Sono trascorsi 35 anni dal disastro di Chernobyl, il più grave incidente nucleare di sempre. Esattamente il 26 aprile 1986, all’1.23, esplose il reattore numero quattro, cambiando per sempre la storia dell’umanità. Sono passati più di tre decenni, ma la ferita è ancora aperta e le terribili conseguenze sono ancora sotto gli occhi di tutti. Secondo gli esperti l’area non sarà sicura per centinaia di anni, ma nonostante ciò alcune persone hanno deciso di tornare a vivere in questo luogo spettrale dove è ancora tutto contaminato, dagli animali – come i noti cani randagi radioattivi che popolano la zona rossa – al grano, persino quello che cresce fuori dalla cosiddetta zona di esclusione.

Ma gli effetti devastanti dell’incidente nucleare non si limitano al territorio ucraino. Anche sulla superficie dei ghiacciai alpini che si stanno sciogliendo si registrano livelli di radioattività anomali. Il disastro di Chernobyl avrebbe dovuto insegnarci molto e spingerci a chiudere col nucleare una volta per tutte. Ma, purtroppo, non è andata così, come dimostra il più recente incidente di Fukushima Dai-ichi, avvenuto 10 anni fa, e le scelte prese da alcuni Paesi come la Francia di prolungare l’operatività di vecchi e pericolosi reattori nucleari. 

Il dramma dei cani radioattivi

Nella città ucraina dove è avvenuto il disastro vi sono circa 300, conosciuti come i cani di Chernobyl. Si tratta dei discendenti degli animali rimasti a vivere nella città. Sono radioattivi ed è vietato accarezzarli. Nel 1986, all’indomani del disastro, ai residenti non fu permesso di portare con loro gli animali domestici e molti cani furono purtroppo abbandonati al loro destino. Oggi i loro discendenti vivono ancora nella zona, e anche se la loro vita non è facile, gli animali hanno formato una vera e propria comunità, allegra e numerosa.

Leggi anche: I cani radioattivi di Chernobyl che vivono nella ‘zona rossa’ (FOTO)

Bombi e altri insetti esposti a radiazioni

A farne le spese dell’incidente nucleare anche gli insetti, in particolare i bombi. Un recente studio ha scoperto che le radiazioni stanno continuando a compromettere la riproduzione di questi straordinari insetti, a 35 anni di distanza da quel terribile 26 aprile 1986. La ricerca, condotta dagli scienziati dell’Università di Stirling, ha rivelato che i tassi di riproduzione dei bombi che vivono in aree contaminate da radiazioni, come Chernobyl, sono molto più alterati di quanto si pensasse finora. Ma l’impatto delle radiazioni sui bombi può avere conseguenze più ampie per l’ecosistema, tra cui una riduzione dell’impollinazione dovuta al minor numero di insetti impollinatori.

Per approfondire: Chernobyl: i bombi sono ancora a rischio radiazioni quasi 35 anni dopo il terribile disastro nucleare

Grano ancora contaminato 

Dopo 35 anni, i livelli di contaminazione sul grano sono ancora alti, anche fuori dalla zona di esclusione. Lo conferma una recente ricerca condotta dall’Università di Exeter (Regno Unito) che ha rilevato diversi isotopi radioattivi al di sopra dei limiti di sicurezza. Gli scienziati hanno analizzato diversi cereali che crescono intorno a Chernobyl tra cui grano, segale, avena e orzo e hanno trovato concentrazioni di isotopi radioattivi come stronzio 90 e /o cesio 137 superiori ai limiti di sicurezza ufficiali dell’Ucraina in quasi la metà dei campioni. E anche tre quarti dei campioni di legno presi in esame contenevano concentrazioni di stronzio 90 superiori ai limiti ucraini per la legna da ardere. Eon è la prima ricerca che lancia allarmi di questo tipo: Chernobyl non è affatto sicura, nemmeno al di fuori della zona di esclusione.

Per approfondire: Il grano di Chernobyl è ancora contaminato, anche quello che cresce fuori dalla zona di esclusione

Animali geneticamente “automodificati”

Da quel fatidico 1986 la cosiddetta “zona di alienazione” (compresa in un raggio di 30 chilometri), completamente interdetta a qualsiasi forma di attività civile o commerciale, è diventata l’habitat di numerose specie animali. Tutte geneticamente modificati. Quella grande area compresa tra Ucraina e Bielorussia è divenuta il rifugio di cani, gatti, volpi, orsi bruni, bisonti, lupi, linci, cavalli, pesci e oltre 200 specie di uccelli.

Per esempio, le rane nella zona di esclusione sono più scure delle rane che vivono al di fuori di essa, così come alcuni insetti sembrano avere una vita più breve e sono più colpiti dai parassiti in aree ad alta radiazione. Alcuni uccelli hanno anche livelli più alti di albinismo, oltre ad alterazioni fisiologiche e genetiche quando vivono in località altamente contaminate.

Per approfondire: Chernobyl: gli animali si sono geneticamente ‘automodificati’ (la nuova mappa della radioattività)

Tracce radioattive persino nei ghiacciai che si stanno sciogliendo

Persino sulle superficie dei ghiacciai alpini che si stanno sciogliendo si registrano livelli di radioattività anomali, memoria del disastro nucleare di Chernobyl. Questo è quanto emerge dai rilievi effettuati da un gruppo internazionale di ricercatori fatti appunto, tra ghiacciai alpini dei Forni, in Italia e del Morteratsch, in Svizzera.

Lo studio ha analizzato la crioconite, sedimento scuro che si accumula sulla superficie dei ghiacciai durante la stagione estiva. Tale sostanza presenta un livello di radioattività più elevato di quanto ci si aspetterebbe di trovare in un ambiente incontaminato come quello dei ghiacciai di alta montagna. Insomma, gli effetti del disastro di Chernobyl sono tangibili anche nei posti più impensabili.

Per approfondire: Nei ghiacciai che si stanno sciogliendo, trovate tracce radioattive del disastro nucleare di Chernobyl

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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