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Perché la decisione della Francia di prolungare i vecchi reattori nucleari è un problema (enorme) per l’Italia

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Per fortuna l’Italia non possiede centrali nucleari attive sul proprio territorio. Tuttavia, in Francia, a qualche km dai confini italiani ci sono circa 50 reattori nucleari, di cui alcuni parecchio datati e potenzialmente pericolosi. Ma invece di dismettere le centrali una volta per tutte, la Francia ha deciso di prolungare di dieci anni l’operatività di ben 32 vecchi reattori, di cui sedici distano a circa 200 km dai nostri confini. Una decisione che ha messo in allarme diverse associazioni, tra cui Greenpeace che ha chiesto alle istituzioni italiane di far sentire la loro voce. 

Infatti, secondo la Convenzione di Espoo, adottata nel 1991, i governi devono garantire la possibilità anche ai cittadini degli Stati confinanti, che potrebbero essere esposti a rischi legati ad un progetto, di partecipare a una procedura di consultazione (cosiddetta “consultazione trans-frontaliera”) sulle attività proposte. Ciò significa che i cittadini dei Paesi confinanti, hanno il diritto di esprimersi su iniziative pubbliche o private che si prevede di avviare al di là della linea di demarcazione territoriale. Inoltre, la Convenzione di Espoo stabilisce che su questioni rilevanti , come il prolungamento di dieci anni di decine di centrali nucleari, deve essere effettuata una accurata Valutazione di Impatto Ambientale che il governo francese rifiuta di avviare.

Le richieste di Greenpeace per tutelare l’Italia dai rischi connessi al nucleare

Lo scorso 14 gennaio, su sollecitazione di Greenpeace, l’allora Ministero dell’Ambiente Sergio Costa aveva inviato una nota alle autorità francesi per chiedere una consultazione transfrontaliera sul progetto di prolungare di dieci anni l’operatività di trentadue vecchi reattori, ma la Francia non ha mai risposto. 

“Queste vecchie centrali sono pericolose già adesso e nessun miracolo riuscirà mai a portarle agli standard di sicurezza oggi richiesti” – afferma Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia. – “Che i cittadini italiani siano ‘parte interessata’, ai sensi della Convenzione di Espoo è ovvio. In particolare, i cittadini di Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia saranno esposti con questa decisione a rischi notevoli nei prossimi dieci anni”.

Tra l’altro, l’Italia ha abbandonato da diversi anni il nucleare, ma ancora per decenni dovrà fare i conti con la pesante eredità dei rifiuti radioattivi, spesso al centro di traffici illeciti e di smaltimento illegale.

Dopo le omissioni da parte delle autorità Francesi, Greenpeace non getta la spugna e si rivolge al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani:

“Dopo tre mesi di silenzi chiediamo al ministro Cingolani, non solo di protestare con il governo francese, ma anche e soprattutto di avviare le necessarie procedure di reclamo presso gli organi competenti per le infrazioni della Convenzione di Espoo” dichiara Ivan Novelli, Presidente di Greenpeace Italia. 

Parallelamente, anche Greenpeace Francia ha già inviato analoga richiesta al Segretariato della Convenzione. Il prolungamento della vita delle centrali nucleari francesi è anche un problema dell’Italia e non possiamo restare in silenzio e accettare certe decisioni passivamente perché, purtroppo, i pericoli connessi al nucleare li conosciamo tutti…

Fonte: Greenpeace

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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