Venezia, Matera, Porto Cesareo: il cambiamento climatico è qui e ora e sta distruggendo l’Italia

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Ieri Venezia si è svegliata sommersa dall’acqua, dopo una notte da incubo durante la quale marea è salita a livelli record. L’acqua ha infatti raggiunto quasi il metro e novanta, una soglia simile a quella del 1966, pari a 194 centimetri.

Danni incalcolabili per tutta la città, dalla Basilica di San Marco ai negozi e alle attività, oltre che per le abitazioni, dove l’acqua è entrata dalle porte, dagli scarichi e perfino dalle prese elettriche.

Qualcuno sostiene che l’alta marea a Venezia sia un fenomeno del tutto normale, ma sono tanti i cittadini che parlano di una vera e propria alluvione e che denunciano le amministrazioni e i governi per non aver fatto abbastanza per prevenire questa catastrofe.

Una situazione simile è avvenuta anche a Matera. Qui l’acqua si è raccolta tra le strade della città, travolte da un fiume in piena che ha devastato tutto ciò che ha incontrato lungo il percorso.

Le immagini che ci arrivano dalla città dei sassi, capitale europea della cultura 2019, sono terribili ed è davvero difficile credere che fenomeni simili rientrino nella normalità.

Scendendo lungo la Penisola, arriviamo nel Salento, a Gallipoli e Porto Cesareo dove una violenta tromba d’aria ha provocato onde alte fino a sette metri e raffiche di vento oltre i 120 chilometri orari.

Il maltempo ha provocato gravi danni al porto turistico di Porto Cesareo, con il crollo dei pontili e delle recinzioni.
Il mare ha trascinato con sé le imbarcazioni ormeggiate e causato allagamenti importanti: Torre Lapillo è completamente isolata, sommersa dall’acqua.

Sebbene in molti sostengano non esista un collegamento tra  cambiamenti climatici e maltempo e che fenomeni simili a quelli che stanno accadendo in Italia negli ultimi giorni siano del tutto normali, sono sempre di più gli studi che invece confermano la relazione tra innalzamento del livello del mare, alluvioni e riscaldamento globale.

Gli scienziati da tempo lanciano continui allarmi riguardo ai rischi legati all’aumento del livello dei mari: solo lo scorso agosto, una ricerca aveva esaminato le variazioni del livello delle acque marine registrate dal 1888 da 9 stazioni poste nel Mediterraneo individuando Venezia tra le città più in pericolo.

Secondo un altro studio pubblicato lo scorso ottobre, le più grandi città che oggi sorgono sulle coste saranno sommerse dall’acqua entro i prossimi 30 anni, con gravissimi danni per 150milioni di persone.

Secondo gli scienziati sono necessarie misure drastiche e urgenti per far fronte alla crisi ambientale sia per quanto riguarda la modifica delle abitudini di tutti noi sia per quanto concerne la realizzazione di opere che consentano di adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

Da una parte la maggior parte dei cittadini non vuole (o non può) modificare il proprio stile di vita, ad esempio consumando meno carne o utilizzando meno l’automobile e dall’altra la politica sembra non voler agire in modo efficace per rispondere alla crisi.

Mentre Venezia affondava sotto l’acqua, il Consiglio Regionale ha bocciato alcune misure che avevano come obiettivo quello di contrastare i cambiamenti climatici. Pochi minuti dopo il voto, le aule consiliari si sono ritrovate completamente allagate.
Un episodio embelmatico di questi nostri tempi: l’ambiente urla e ci mostra le conseguenze di ciò che facciamo (e non facciamo) e noi fingiamo di non sentire e non vedere.

Forse è arrivato il momento di smettere di girarsi dall’altra parte e di ammettere che il cambiamento climatico è qui ed è ora, ed è arrivato il momento di agire.

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Tatiana Maselli

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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