Il quarto luglio più caldo mai registrato di sempre. Sciolto anche il ghiaccio marino più vecchio dell’Artico

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Il mese di luglio 2018 è stato uno dei più caldi della storia. La tendenza all’aumento delle temperature a causa dei cambiamenti climatici è ormai sotto gli occhi di tutti. Secondo l’ultima analisi della Noaa, la National Oceanic and Atmospheric Administration americana, le temperature torride hanno infranto molti precedenti record, con il quarto luglio più caldo mai registrato.

La temperatura media globale del mese scorso è stata di 1,35 gradi F sopra la media del 20° secolo, classificandolo come il quarto luglio più caldo degli ultimi 139 anni (1880-2018). La temperatura globale media da inizio anno a luglio invece è stata di 1,39 gradi F sopra la media. Questo valore è inferiore di 0,48° F rispetto al livello record stabilito nel 2016 per lo stesso periodo. L’Europa ha registrato addirittura il suo secondo più caldo luglio.

La mappa che segue mostra gli eventi climatici più gravi avvenuti a luglio 2018.

foto noaa

Non solo la terra. Anche la temperatura media della superficie del mare a livello globale ha raggiunto livelli record: è stata la sesta più alta mai registrata per luglio e la quarta più alta per l’anno fino a oggi.

Le aree di tutto il mondo hanno sperimentato un calore da record, comprese la Scandinavia e l’Oceano Artico circostante, l’Africa nord-occidentale, parti dell’Asia meridionale e del sud-ovest degli Stati Uniti.

Scioglimento dei ghiacci nell’Artico

Secondo l’analisi della Noaa, la copertura polare del ghiaccio marino è ancora più bassa del normale. L’estensione a luglio era il 13,2% al di sotto della media del periodo 1981-2010.

Il ghiaccio marino più vecchio e più denso dell’Artico ha iniziato a rompersi a nord della Groenlandia dove di solito le acque sono congelate anche in estate. Questo fenomeno non era mai stato registrato prima ma solo nel 2018 si è già verificato due volte a causa dei venti caldi e di un’ondata di calore causata dai cambiamenti climatici. Ciò potrebbe costringere gli scienziati a rivedere le teorie su quale parte dell’Artico resisterà più a lungo al riscaldamento globale.

Il mare al largo della costa nord della Groenlandia è normalmente così ghiacciato da essere chiamato “l’ultima area di ghiaccio” perché si presumeva che questa sarebbe stata davvero l’ultima a resistere agli effetti di fusione di un pianeta sempre più caldo. Tra l’altro, il ghiaccio a nord della Groenlandia è in genere particolarmente compatto a causa del Transpolar Drift Stream, uno dei due principali fenomeni meteorologici che spingono il ghiaccio dalla Siberia attraverso l’Artico fino alla costa, dove si accumula.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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