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Ondate di caldo estremo, carestie, malattie: la catastrofe climatica sta per spazzare via l’umanità. Report shock dell’Onu

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L’umanità è davvero sull’orlo dell’estinzione. Il riscaldamento globale al di sopra della soglia fissata dall’accordo di Parigi sul clima avrà impatti irreversibili che metteranno a rischio la nostra sopravvivenza. A dirlo è la bozza  del rapporto shock del gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) dell’Onu, in cui si afferma che se si raggiungeranno i +2 gradi centigradi anziché +1,5, circa 420 milioni di persone in più sulla terra dovranno affrontare “ondate di caldo estremo” e circa 80 milioni di persone in più patiranno la fame. 

Sembrano ipotesi apocalittiche, ma è ciò che potrebbe accadere nel giro di qualche decennio se non saremo in grado di mitigare gli effetti devastanti della crisi climatica. 

“La vita sulla Terra può riprendersi dai grandi cambiamenti climatici evolvendosi in nuove specie e dando vita a nuovi ecosistemi, ma l’umanità non può” spiega l’IPCC.

L’IPCC è stato istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dallo United Nations Environment Programme (UNEP) con l’obiettivo di fornire al mondo una visione chiara e scientificamente sugli impatti ambientali e socio-economici della crisi climatica.

Caldo estremo, carestie, malnutrizione: gli effetti devastanti della crisi climatica

Entro il 2080, centinaia di milioni di abitanti dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale e sudorientale potrebbero essere costretti ad affrontare oltre 30 giorni di caldo estremo all’anno. Inoltre senza tagli alle emissioni di CO2, oltre 85 milioni di persone dovranno lasciare le loro abitazioni nell’Africa sub-sahariana entro il 2050.

Anche in Europa il numero di persone ad alto rischio di mortalità è destinato a triplicare se si dovessero raggiungere i 3 gradi Celsius di riscaldamento invece dei 1,5 gradi Celsius.

Ma la crisi climatica avrà terribili conseguenze anche sui sistemi alimentari. In particolare in Asia e Africa, 10 milioni di bambini in più saranno a rischio malnutrizione entro la metà del secolo e una nuova generazione sarà affetta da una serie di problemi di salute. 

Citta costiere a rischio 

Tra le aree più a rischio inondazioni, per effetto dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello dei mari, rientrano le città costiere. L’IPCC spiega, inoltre, che 350 milioni di persone in più che vivono nelle aree urbane saranno esposte alla scarsità d’acqua a causa di gravi siccità già a 1,5° C di riscaldamento, mentre saranno 410 milioni se si arriverà a 2° C. 

Cosa si può fare per evitare la catastrofe

Ma cosa possiamo far per evitare l’estinzione dell’umanità nei prossimi decenni?

“Si può fare molto per evitare gli scenari peggiori e prepararsi a impatti inevitabili. – chiarisce l’IPCC – La conservazione e il ripristino dei cosiddetti ecosistemi blue carbon, come le foreste di alghe e mangrovie, migliorano gli stock di carbonio e proteggono dalle mareggiate, oltre a fornire habitat naturali, mezzi di sussistenza costieri e sicurezza alimentare. Anche il passaggio a diete a base vegetale potrebbe ridurre le emissioni legate al cibo fino al 70% entro il 2050

E ci conviene iniziare ad agire fin da subito se vogliamo continuare ad esistere ancora per anni su questo Pianeta!

Fonte: AFP/IPCC

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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