In Canada il caldo estremo ha ucciso oltre 1 miliardo di animali marini, cuocendoli vivi

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Il Canada, così come altre aree del mondo (Siberia compresa), sta letteralmente bruciando. Dopo le drammatiche notizie dei decessi oltre 700 persone nella British Columbia e dei devastanti incendi che stanno divorando interi boschi e villaggi nel Nord America, ne arriva un’altra altrettanto inquietante: circa 1 miliardo di animali marini, tra cui cozze e lumache di mare, non sono sopravvissuti alle temperature record e sono stati sterminati, praticamente cotti vivi a causa del calore estremo. La strage è avvenuta nel mare di Salish, tra la British Columbia e lo Stato di Washington. 

A lanciare l’allarme è stato il noto biologo marino dell’Università della British Columbia che si è recato insieme ai suoi studenti in diverse spiagge bagnate dal mare di Salish, da Kitsilano Beach fino alla Sunshine Coast. Lì si sono imbattuti in uno scenario spettrale, senza precedenti: cozze, vongole, lumache di mare e stelle marine ormai senza vita e molti organismi in putrefazione che emanavano un odore nauseabondo. “Ero abbastanza sconvolto” racconta il professor Harley.

Una cozza sulla riva è paragonabile a un bambino lasciato in macchina in una giornata calda – spiega Harley – È bloccato lì finché non torna il genitore, o in questo caso, fin quando non arriva la marea. C’è ben poco che possono fare. Sono in balia dell’ambiente. E sabato, domenica, lunedì, durante l’ondata di calore, è stata così intensa da non dar loro alcuna tregua.

E la loro carne si è bruciata così tanto  da staccarsi e sciogliersi nelle conchiglie rimaste aperte. 

Stragi che saranno sempre più frequenti 

Ma c’è anche chi non sembra così sconvolto da quanto accaduto a quei poveri animali marini. Secondo Chris Neufeld, ricercatore del Bamfield Marine Sciences Center, si tratta di una delle numerose conseguenze prevedibili della crisi climatica.  

“È stato molto scoraggiante rendersi conto che ci troviamo in una fase che avevamo previsto da molto tempo” ha detto.

E il bilancio dei danni potrebbe essere anche peggiore del previsto, dato che gran parte delle coste dell’area colpita dall’ondata di caldo estremo è remota e difficilmente raggiungibile. 

La portata dei danni potrebbe essere molto più grande – osserva Neufeld – Ma non abbiamo ancora i dati da sapere

Purtroppo, in base alle previsioni degli esperti, non si tratta di un evento isolato, ma dobbiamo prepararci a drammi di questo tipo che saranno sempre più frequenti. 

“Se tutto ciò non ci piace, dobbiamo lavorare di più per ridurre le emissioni e adottare altre misure per ridurre gli effetti del cambiamento climatico” conclude il professor Harley.

Fonte: CBC/Canada’s National Observer/Twitter

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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