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La luce del sole distrugge la plastica dispersa in mare in migliaia di composti chimici. Lo studio

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La plastica dispersa negli oceani non viene semplicemente spezzettata dall’azione dei raggi del sole, ma si trasforma in migliaia di composti chimici con conseguenze imprevedibili

Finora si era ritenuto che la luce del sole distruggesse la plastica dispersa in mare in minuscole particelle (le microplastiche) che mantenevano le caratteristiche chimiche del materiale originario per sempre. Un nuovo studio, invece, mette in crisi questa certezza: i pezzettini di plastica dispersi nelle acque marine subiscono una trasformazione anche chimica per l’azione dei raggi solari, che porta alla creazione di migliaia di composti polimerici idrosolubili che non hanno più nulla a che fare con il materiale originario.

È sorprendente pensare che la luce del sole possa distruggere la plastica in migliaia di sostanze chimiche idrosolubili, che vanno poi a inquinare i nostri mari – afferma Collin Ward, fra gli autori dello studio. – Quindi dobbiamo pensare non più solo all’impatto iniziale del materiale plastico disperso nell’ambiente, ma anche alla sua trasformazione. Non conosciamo ancora quali impatti questi composti chimici possano avere sugli ecosistemi marini e sui processi bio-geochimici, come per esempio l’assorbimento dell’anidride carbonica da parte degli oceani.

Insomma, la distruzione della plastica in mare, quindi, è un fenomeno ben più complesso (e dannoso) di quello che si era finora immaginato e, se da una parte il rapido disfacimento della plastica potrebbe sembrare una cosa positiva per l’ambiente, non è ancora chiaro quali possano essere gli effetti di questo nuovo fenomeno appena scoperto.

(Leggi anche: Pesci di plastica: trovate microplastiche nell’83% dei pesci del Bangladesh)

Lo studio ha esaminato la distruzione, grazie ai raggi solari, di quattro diversi tipi di buste di plastica comunemente utilizzate nei supermercati: tre di queste provenivano da produttori di plastica (erano quindi il risultato di una complessa formulazione di additivi chimici che danno al materiale plastico determinate caratteristiche) mentre la quarta era costituita da puro film di polietilene. Dopo l’esposizione alla luce solare, le tre buste commerciali hanno prodotto fra le 5.000 e le 15.000 sostanze chimiche, mentre la busta di solo polietilene ha prodotto circa 9.000 sostanze. Ma non solo: anche la composizione chimica delle varie sostanze era diversa fra quelle prodotte dalle buste commerciali e quelle del polietilene semplice.

La scoperta appena fatta getta certamente una luce sconcertante sui danni della plastica dispersa in mare, ma potrebbe essere utilizzata per uno scopo nobile: modificando gli ingredienti costitutivi della plastica comunemente usata per la produzione di oggetti usa e getta, le industrie potrebbero rendere i propri prodotti più sostenibili e danneggiare meno l’ambiente.

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Fonte: Environmental Science & Technology

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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