Lago di Bracciano: il tribunale conferma lo stop ai prelievi di Acea

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Un’altra battaglia vinta per il Lago di Bracciano: il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto il ricorso di Acea contro lo stop ai prelievi al lago di Bracciano. Non potrà più farlo quindi, basta (speriamo).

Il Lago di Bracciano, patrimonio di biodiversità che, in termini di flora, è la maggiore di tutti i laghi Europei, è da tempo minacciato a causa di condizioni climatiche avverse (nel 2017 si sono registrati dei massimi storici di siccità), nonché da copiosi prelievi da parte di Acea che nel tempo ha usato lo specchio d’acqua come risorsa per l’approvvigionamento idrico della Capitale.

Ma si era esagerato, oggettivamente. Ancora nel corso del mese di aprile di quest’anno l’acqua era ancora più di 1 metro e mezzo sotto il livello “di guardia” e l’estate è comunque un periodo di minori piogge.

L’anno scorso la municipalizzata, nel picco massimo di siccità (che spinsero la Regione Lazio a chiedere lo stato di calamità naturale), era arrivata a prelevare fino 1300 litri al secondo, ben al di sopra della capacità di resistenza dello specchio d’acqua, che non ha affluenti e che quindi può ricaricarsi solo con le acque piovane (con tempi di ricarica di sei mesi).

Per questo alla fine, dopo qualche proroga e “qualche tentativo di compromesso” era arrivato lo stop definitivo, al fine di scongiurare la rovina irreversibile di un intero ecosistema. Che, lo ricordiamo, è così “ben fatto” da rendere le acque particolarmente pure, in quanto depurate naturalmente dalle sue acque sottomarine.

In altre parole Acea gradiva molto prelevare da Bracciano perché la potabilizzazione era più semplice (e meno costosa), ma così facendo stava mettendo a rischio le stesse piante che facevano questo importante (e naturale) lavoro.

E, cosa ancora più grave, la società ha agito ai limiti delle sue possibilità. “Acea usa il lago di Bracciano come fornitura ordinaria di acqua, cosa che nella concessione non è contemplata”, ci aveva detto Enrico Stronati, Presidente dell’Associazione ‘Progetto Comune’ che si batte per la difesa del lago. Se non si vuole parlare di abuso, quanto meno di discutibile interpretazione, dunque.

“Erano infatti previste una serie di infrastrutture che non sono poi mai state realizzate. È questo il problema. Una di queste misure era chiaramente la chiusura del ciclo delle acque, cioè strategie per far sì che l’acqua proveniente dall’anello fognario del lago non sia scaricata in mare, come accade adesso”. E alla cui assenza ora si tenta di ricorrere con un impianto di potabilizzazione delle acque del Tevere che costerà più di 12 milioni di euro.

Nonostante tutto, la municipalizzata non ha accettato in silenzio la delibera della Regione Lazio, che la obbliga a chiedere l’autorizzazione della Regione per eventuali captazioni in futuro, cessandole comunque “allorquando il livello dell’acqua scende sotto la quota minima di m 161,90 s.l.m” (ampiamente e tristemente superata in negativo).

Lo scorso 23 febbraio ha quindi presentato un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche chiedendo l’annullamento del provvedimento, pur sostenendo di non essere intenzionata a riprendere le captazioni, a meno di emergenze come l’eventuale rottura temporanea di altri importanti acquedotti come il Peschiera‐Capore o il Marcio.

Ma fortunatamente anche questa porta sembra chiusa per sempre perché il Tribunale, che ci aveva già annunciato al telefono l’imminente arrivo della sentenza, ha detto no.

Basterà?

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Roberta De Carolis

Foto di copertina: lago di Bracciano nell’estate del 2017, quando è arrivato il primo stop ai prelievi (Roberta De Carolis)

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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