Cop21: -1 per salvare il clima. Ecco la nuova bozza ma non c’è ancora l’accordo

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Mancano poco più di 24 ore alla conclusione della Cop21, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici ma il raggiungimento di un accordo vincolante non è ancora scontato. Ieri è stata resa nota la nuova bozza, con numerose modifiche rispetto alla precedente ma con tanti nodi ancora da sciogliere.

Oggi il leader delle Nazioni Unite per il clima Christiana Figueres ha chiesto una spinta finale per raggiungere gli obiettivi di finanziamento per l’Adaptation Fund, per assistere le comunità più vulnerabili nei paesi in via di sviluppo aiutandole ad adattarsi ai cambiamenti climatici.

Il Fondo per l’adattamento ha ricevuto nuovi impegni per il 2015 pari a 75 milioni di dollari, anche da parte di Germania, Svezia, Italia e Belgio.

“Vorrei ringraziare tutti coloro che prima e durante la COP21 hanno promesso un sostegno finanziario per il Fondo di adattamento. Esorto gli altri a farsi avanti con il supporto finale necessario a registrare l’ennesimo successo qui a Parigi verso l’obiettivo generale di riduzione delle emissioni” ha ringraziato Christiana Figueres.

Ma andiamo alla bozza. Con il rilascio del documento, ieri, i governi hanno promesso di impegnarsi fino a tarda notte se necessario, per cercare di trovare un accordo prima della fine dei colloqui prevista per venerdì 11 dicembre. La bozza del testo è stata ridotta rispetto alla precedente versione, passando da 48 a 29 pagine e riducendo le circa 1000 parti da revisionare a 360. Ancora troppo.

Tra i punti ancora da chiudere vi sono il livello di ambizione dell’obiettivo a lungo termine, per i quale sono previste 3 opzioni: “Al di sotto dei 2°C”, “ben al di sotto dei 2°C, compiendo gli sforzi possibili per raggiungere gli 1,5°C” e “al di sotto degli 1,5°C”. Pare più probabile la seconda opzione.

L’articolo 3 riguarda invece gli sforzi di mitigazione. In questo caso ci sono due opzioni: la prima, più ambiziosa, definisce possibili range di riduzione delle emissioni (40-70%, oppure 70-95%) entro il 2050 e rispetto ai livelli del 2010, con l’obiettivo di giungere ad emissioni nette “zero” o subito dopo il 2050 o entro la fine del secolo; a seconda opzione è meno ambiziosa per via dell’assenza di una scadenza temporale definita, così come di obiettivi nel medio termine.

Si parla anche di introdurre due possibili meccanismi per la riduzione delle emissioni. Il primo aperto al contributo di soggetti pubblici e privati mentre il secondo pensato per aiutare i Paesi in via di sviluppo a raggiungere i loro obiettivi.

Dopo anni di feroce discussione, con i paesi ricchi contro meno i più poveri, negoziatori e attivisti sono ottimisti sottolineando lo spirito di collaborazione e la volontà di affrontare i cambiamenti climatici, resi concreti da circa 860 milioni di dollari di impegni per aiutare i paesi più poveri, raddoppiando gli impegni esistenti.

Nei giorni scorsi è stata inoltre svelata l’esistenza di un patto segreto che vede tra i protagonisti 79 paesi africani, caraibici e del Pacifico (ACP alliance) e due grandi potenze, Unione Europea e Stati Uniti.

Un patto caldeggiato dal Ministro degli Esteri delle Isole Marshall e le cui origini sarebbero rintracciabili a luglio di quest’anno, in un incontro avvenuto ai margini di una sessione negoziale, ed a cui avrebbero fatto seguito almeno altri tre incontri rimasti fino ad oggi segreti. Quattro sono i punti fondamentali del patto: un accordo vincolante, giusto, inclusivo, ambizioso, duraturo e dinamico, un obiettivo di lungo termine in linea con le condizioni poste dalla scienza di 1.5°C, un sistema per verificare l’attuazione degli impegni nazionali e un meccanismo di revisione quinquennale per incrementare i livelli di ambizione individuali e collettivi.

Per il testo della nuova bozza, clicca qui

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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