Biodiversità: firmata la Direttiva 2021 che tutela le api e i coralli, ma soltanto nelle Aree già protette

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Tutelare gli insetti impollinatori, dai quali dipende oltre il 70% della produzione agricola per la nostra alimentazione, così come monitorare i coralli e gli impatti delle attività da pesca. Va dai Parchi nazionali alle Aree marine protette la nuova Direttiva 2021 appena emanata dal ministero della Transizione ecologica e che persegue obiettivi diretti alla conservazione della biodiversità. Peccato che però si miri a proteggerla, la biodiversità, sempre e solo laddove le aree sono già sottoposte a specifica tutela.

È vero, ci sono obiettivi la cui urgenza, secondo quanto si legge nell’introduzione dell’atto firmato dal ministro Cingolani, è stata ribadita dalla pandemia e che costituiscono “uno dei pilastri sui cui costruire una ripresa economica dell’Italia agganciata al Green Deal europeo”. Ma davvero non si può andare oltre a quelle aree terrestri, fluviali, lacuali e marine protette?

In Italia esistono 871 aree protette, per un totale di oltre 3 milioni di ettari tutelati a terra, circa 2.850mila ettari a mare e 658 chilometri di costa. I Parchi nazionali sono 24 e coprono quasi 1,5 milioni di ettari a terra e 71mila a mare. Le Aree marine protette, invece, sono 32, per un’estensione di circa 222mila ettari e ad esse si aggiungono due parchi sommersi ed il Santuario internazionale dei mammiferi marini, con altri 2.5 milioni di ettari protetti (dati del VI aggiornamento dell’Elenco Ufficiale delle Aree protette).

Dopo l’istituzione di queste “aree protette”, avvenuta con legge nel 1991, periodicamente il ministero dedicato all’ambiente emana direttive di “indirizzo delle attività dirette alla conservazione della biodiversità”. 

Tutela degli insetti impollinatori 

Come dicevamo, la Direttiva 2021 pone l’accento sul miglioramento delle iniziative per la tutela degli insetti impollinatori che contribuiscono per oltre il 70% della produzione agricola. 

“Si tratta di un problema globale, che ha colpito molti paesi dell’Unione Europea e anche l’Italia e che è al centro anche della nuova Strategia dell’UE per la biodiversità e del relativo Piano per il ripristino della natura”. In primo luogo, si prevede il monitoraggio “per studiare il fenomeno del declino di questi insetti, comprenderne le cause e pianificare azioni di contrasto efficaci” e dovrà interessare “gli apoidei selvatici e i lepidotteri diurni, nonché sirfidi e lepidotteri notturni”. Il tutto alla luce dello schema di monitoraggio europeo pubblicato lo scorso ottobre.

Tutte le iniziative sugli insetti impollinatori saranno riportate all’interno di una relazione intermedia che sarà sottoposta alla Direzione per il patrimonio naturalistico del MiTe.

Monitoraggio coralli 

La Direttiva mira anche al monitoraggio dell’habitat coralligeno in Aree marine protette, così da “stimare il disvalore generato dall’impatto delle attività di pesca” e prevede che entro il prossimo 15 maggio gli enti parco nazionali promuovano dei piani d’azione congiunti per la conservazione della biodiversità.

Bene, ma non benissimo, insomma. La Direttiva, come tutte le altre che l’hanno preceduta, mantiene uno sguardo costante sul tema della tutela della biodiversità sì, ma in determinati contesti. Va bene, certo, ma quello che occorre qui e ora è anche una norma che tenga conto di tutte le minacce a quelle stessa biodiversità e soprattutto alle attività degli insetti impollinatori anche al di fuori di un’Area protetta.
È  il caso dei continui tagli massicci che vengono fatti nelle nostre città, per esempio, così come il consumo di suolo, il cemento in luogo del verde pubblico, le emissioni inquinanti e climalteranti. Tutte cose che, al di fuori degli Enti parco, minano e non poco il lavoro delle nostre preziosissime api. 

Fonte: Ministero della Transizione ecologica

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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