©Alexandre Rotenberg/Shutterstock

Il Belgio è stato condannato per inazione climatica, ma è una vittoria a metà

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In Europa arriva un’altra condanna per inazione climatica. Come già accaduto per altri Paesi Ue, tra cui la Francia e la Germania, la scorsa settimana il Tribunale di primo grado di Bruxelles ha stabilito il governo del Belgio non si è impegnato abbastanza nella lotta alla crisi climatica, violando i diritti umani. Per l’Ong De Klimaatzaak, che ha avviato l’azione legale, si tratta di una sentenza storica per i cittadini belgi. Sono circa 58.000 le persone che hanno hanno sostenuto l’organizzazione, accusando le autorità belghe di non fare abbastanza per tutelare l’ambiente e la loro stessa vita.

Questa dichiarazione invia un segnale inequivocabile ai nostri politici. – commenta Serge de Gheldere, presidente di Klimaatzaak – È necessaria un’azione immediata e prioritaria su una politica coraggiosa che conduca ad un futuro a basse emissioni di carbonio. Quindi un futuro migliore e più sano

Secondo l’Ong la sentenza è rivoluzionaria per tre motivi:

  1. “È stata dichiarata ammissibile non solo la denuncia della Onlus De Klimaatzaak, ma anche quella dei 58.000 co-querelanti.” – spiegano gli attivisti – Quindi siamo tutti noi! Con questa capacità di risposta ai cittadini, stiamo facendo la storia su scala globale: per la prima volta si riconosce che siamo direttamente, personalmente e a rischio reale.”
  2. Nella sentenza si precisa anche che lo Stato federale e le tre regioni sono solidalmente e individualmente responsabili, nonostante la complessa struttura statale belga. “Anche su questo punto stiamo cambiando rotta” commenta De Klimaatzaaak – Si tratta dell’obbligo del codice civile di agire in modo socialmente attento e di prevenire gravi danni climatici prevedibili.”
  3. “Il verdetto, e questo è il più severo, rileva anche che i nostri governi stanno violando gli articoli 2 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo con l’attuale politica climatica scadente” – sottolineano gli attivisti –Tali articoli riguardano il ‘diritto alla vita’ e del ‘diritto al rispetto della vita privata e familiare’. Con ciò, il giudice stabilisce: è un diritto umano essere protetti dal pericoloso riscaldamento globale e gli Stati hanno l’obbligo di proteggere quel diritto umano. Questo è il diritto umano più importante: il diritto alla vita.”

In cosa consiste esattamente la condanna per inazione climatica

Ma che risvolti ha questa condanna per inazione climatica? In realtà si tratta più di una condanna simbolica, visto che non comporta alcuna conseguenza né sul piano finanziario né su quello giuridico, come sottolineato dalla ministra belga del Clima e dell’Ambiente Zakia Khattabi. 

Una vittoria a metà

Seppur importante, la sentenza emessa dal tribunale di Bruxelles rappresenta una vittoria parziale per l’Ong De Klimaatzaak, che aveva chiesto di imporre allo Stato degli obiettivi concreti di riduzione delle emissioni di CO2. 

La corte non ha acconsentito alla nostra richiesta di imporre obiettivi di riduzione concreti – sottolineano gli attivisti – Abbiamo chiesto che il nostro Paese emetta almeno il 42% in meno di gas serra entro il 2025 e almeno il 55% entro il 2030. Sfortunatamente, i giudici belgi non hanno osato spingersi oltre, come hanno fatto quelli olandesi e tedeschi nei recenti processi simili.

Ma gli ambientalisti belgi non demordono e continueranno ad impegnarsi per garantire ai loro concittadini un futuro migliore. 

C’è ancora del lavoro da fare – conclude De Gheldere –. È in gioco niente meno che il futuro dei nostri figli. Siamo grati alla Corte per il lavoro pionieristico che ha svolto qui e riponiamo la nostra fiducia nell’ottenimento di un ordine di riduzione concreto nelle mani dei giudici della Corte d’Appello e della Corte dei diritti umani di Strasburgo.

Ricordiamo che anche lo Stato italiano è ora sotto il mirino delle associazioni della società civile e di una parte della cittadinanza, che lo hanno citato in giudizio per le gravi inadempienze e l’inerzia della autorità nell’affrontare l’attuale crisi climatica globale. 

Fonte: De Klimaatzaak/Tribunale di Bruxelles

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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