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I batteri mangia-plastica libereranno i rifiuti organici dal polietilene. Il progetto italiano

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Eliminare la plastica a base di polietilene che contamina i rifiuti organici attraverso l’azione di batteri in grado di “mangiarsela”. È l’obiettivo di un progetto ideato da un team tutto al femminile dell’Università di Milano-Bicocca.

Micro-Val (MICROrganismi per la VALorizzazione di rifiuti della plastica, il nome del progetto) parte da un presupposto: il 65% dei composti plastici prodotti globalmente è rappresentato dalle plastiche a base di polietilene, sia per le caratteristiche chimico-fisiche e meccaniche, sia per i bassi costi di produzione del materiale.   

Tuttavia, questa materiale plastico ha un altro tipo di costo: contamina anche i rifiuti organici nella fase della loro raccolta differenziata. Spesso, infatti, per errore i materiali non biodegradabili si ritrovano nei rifiuti dell’umido perché non vengono correttamente differenziati all’origine.

Nella raccolta differenziata e in particolare nella raccolta dell’umido, in pratica, circa il 5% dei rifiuti organici è costituito da materiali non biodegradabili (oggetti in plastica, borse in plastica, metalli, sassi, e inerti) e due terzi di questi materiali sono materiali plastici, per la metà provenienti da imballaggi.

Come fare allora? Sfruttare le capacità di alcuni MICROrganismi in grado mangiare i rifiuti di plastica ed eliminare così quelle componenti che non si riescono ad annullare in maniera efficiente con le tecnologie a disposizione.

Da qui nasce proprio Micro-Val, uno dei cinque progetti selezionati nell’ambito della terza edizione dell’Università del Crowdfunding, il programma di finanza alternativa dell’Università di Milano-Bicocca. Il team è tutto al femminile ed è guidato da Jessica Zampolli, cui si affiancano Alessandra De Giani, Patrizia Di Gennaro, Elena Collina, Marina Lasagni.

Una soluzione per la riduzione di queste plastiche che contaminano i rifiuti organici urbani – spiega Jessica Zampolli – è la rottura e la trasformazione delle catene del polimero. Questo processo può avvenire grazie all’utilizzo di microrganismi in grado di biotrasformaree biodegradare, almeno parzialmente, il polietilene”.

Micro-Val si articolerà in due fasi. Le prove in laboratorio serviranno a studiare le proprietà dei batteri mangia-plastica e a valutarne la loro efficacia per liberarela frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) dalla componente di rifiuto indesiderato, costituita per lo più da polietilene(circa 5 per cento). Nella seconda fase, il team di ricerca verificherà la possibilità di applicare il trattamento biologico per uno scale-up in un impianto in collaborazione con un’azienda leader nel settore del recupero e il riciclo di rifiuti.       

Il programma prevede anche lo sviluppo di un’applicazione per smartphone che fornirà consigli all’utente nello svolgimento della raccolta differenziata, permettendo a ogni cittadino di contribuire all’ambizioso obiettivo del team di ricerca.

Per questo progetto è stata avviata una campagna di crowdfunding qui: il step sarà la realizzazione su scala di laboratorio delle prime prove per eliminare o trasformare la plastica a base di polietilene ritrovata all’interno dei rifiuti organici, grazie all’azione dei batteri

Fonte: UNIMIB

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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