Rapporto inquietante rivela quanti attivisti vengono uccisi ogni settimana per aver difeso il Pianeta

Waorani contro il governo che li sfrutta

Difendere il pianeta è diventata un’attività pericolosa: il rapporto annuale della ONG Global Witness ha rivelato quante persone vengono uccise ogni settimana in tutto il mondo per aver protetto la Terra.

L’ONG ha raccolto, oltre ai dati su omicidi, anche quelli su intimidazioni e attacchi messi in atto in modo insidioso da governi e multinazionali verso gli attivisti ambientali.

Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, nel 2018, 164 ambientalisti sono stati uccisi in tutto il mondo nel corso dello scorso anno: si tratta di tre assassini alla settimana e probabilmente la cifra è sottostimata.
Un numero imprecisato di altri attivisti è stato invece messo a tacere attraverso minacce, cause legali e arresti.

La colpa degli ambientalisti è quella di aver cercato di proteggere gli ecosistemi, difendere le popolazioni indigene e preservare le risorse ambientali consumate dall’agricoltura intensiva, dalle attività minerarie e dalle industrie.

Tra i paesi in cima alla terribile classifica stilata da Global Witness si trovano le Filippine, la Colombia, l’India e il Brasile dove sono stati registrati rispettivamente 30, 24, 23 e 20 omicidi in un solo anno.

Ambientalisti uccisi

In Brasile è stata registrata una lieve riduzione degli omicidi, ma gli attivisti restano estremamente vulnerabili a causa delle politiche di Bolsonaro.

Il nuovo presidente brasiliano sta infatti cancellando le protezioni nei confronti della foresta amazzonica e sta incentivando la deforestazione illegale per agevolare attività come l’agricoltura, l’allevamento, il commercio di legname e l’estrazione mineraria.

Gli attivisti più colpiti sono proprio quelli che si battono contro l’industria mineraria: 43 ambientalisti sono stati assassinati per aver cercato di tutelare il nostro Pianeta dai danni causati dall’estrazione di minerali e di difendere gli indigeni dalle invasioni dei minatori.

Il clima per gli attivisti ambientali diventa sempre più pericoloso: chi difende il pianeta, tra cui moltissimi indigeni, viene minacciato, accusato di terrorismo ed etichettato come criminale attraverso campagne diffamatorie che portano a violenza, arresti e procedimenti legali.

Dal canto loro, gli ambientalisti hanno paura a recarsi alla polizia per denunciare le minacce che ricevono poiché sanno dell’esistenza di mandati d’arresto contro di loro.

Joel Raymundo, del movimento guatemalteco di resistenza pacifica contro la costruzione di dighe idroelettriche in terre indigene, ha dichiarato a Global Witness:

Dicono che siamo terroristi, delinquenti, assassini e che abbiamo gruppi armati qui, ma in realtà ci stanno solo uccidendo.

Il problema però non riguarda solo le popolazioni indigene: Global Witness ha messo in evidenza anche le pene detentive particolarmente rigorose emesse lo scorso settembre contro i manifestanti anti-fracking nel Regno Unito.

Negli Stati Uniti, i manifestanti ambientalisti sono definiti terroristi economici e l’atteggiamento anti ambientalista del governo Trump sta alimentando i pregiudizi verso chi difende l’ambiente, che può trovarsi ad essere ingiustamente trascinato nei tribunali a difendersi per crimini che crimini non sono.

Oltre ai governi, anche le multinazionali svolgono un ruolo importante nel mettere a tacere gli ambientalisti: Global Witness ha ad esempio scoperto che un grande appezzamento di terra è stato affittato illegalmente a una grande azienda che coltiva e commercializza banane.
Il territorio era abitato da indigeni che si sono visti demolire le loro case e che sono stati minacciati di morte e colpiti per aver rifiutato di abbandonare la loro terra.

La situazione è terribile e incredibile, poiché le problematiche ambientali riguardano tutti noi ed è un dovere di tutti proteggere sia il pianeta sia le persone che si battono ogni giorno per difenderlo.

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Tatiana Maselli

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